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Opera prima per Francesco Fambrini Ventenne scrittore di Pescia
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PESCIA. Sta riscuotendo successo il primo romanzo di Francesco Fambrini "Ritratto di una poesia autunnale" (edito da Albatros): appena ventenne, si è diplomato al liceo classico di Pescia e attualmente frequenta lettere all'Università di Pisa. Come ha detto durante la presentazione del romanzo scrivere è stata la sua più grande passione, fin da piccolo. Il suo scrittore di riferimento è Wilde, e nel libro ritroviamo echi edonistici e dandy proprio al modo del celebre scrittore, misti a uno stile dannunziano. Ne viene fuori un'opera colta, intrigante e complessa, come la personalità del giovane autore pesciatino. Nella storia s'intrecciano mistero e lussuria, amore e passione, vita e morte; s'inseguono momenti di poesia e di tragedia. Sullo sfondo di uno scenario aristocratico si dipana la vicenda dell'ultimo rampollo di una famiglia nobile che, dopo aver dilapidato il patrimonio, si ritira in un castello, metafora di un isolamento senza tempo. Da qui in poi Fambrini scava nell'interiorità del protagonista, analizzando i grandi temi della nostra esistenza. «La vita merita di essere vissuta, intensamente. Dobbiamo vivere al di là del bene e del male», scrive Fambrini nella premessa dell'opera. E poi c'è l'arte, la massima espressione a cui l'uomo può aspirare: «L'arte è la scala che ci permette di ascendere ad un livello di coscienza superiore, di avvicinarsi ai nembi ed ai corvi, ma non per mezzo della ragione, ma per mezzo di una contemplazione e di una catarsi estetica. L'amore è un surrogato dell'arte: va ricercato, alimentato e, una volta soddisfatto, abbandonato; non esiste in quanto fuoco dentro di noi: finchè è eros, passione, esso è amore, quando eros se ne vola via, essa non è altro che thanatos, morte».
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