Sicurezza
La strage di Sant'Anna sul palcoscenico
Stasera a Massa va in scena il monologo di Elisabetta Salvadori
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MASSA COZZILE. La tragedia di Sant'Anna sul palcoscenico. È il primo degli appuntamenti organizzati a Massa Cozzile in vista delle celebrazioni del 25 aprile. Stasera, alle 21,30 al Museo San Michele di Massa, a ingresso libero, va in scena "Scalpiccii sotto i platani", monologo teatrale di e con Elisabetta Salvadori con musiche di Matteo Ceramelli. È la struggente ricostruzione degli ultimi momenti di vita degli abitanti di Sant'Anna di Stazzema prima dell'eccidio del 1944. A narrare, accompagnata al violino da Matteo Ceramelli, sarà Elisabetta Salvatori, attrice versiliese - erede dei grandi cantastorie e vicina al teatro dei vari Paolini, Celestini, Baliani - che dal 2000 si dedica al teatro di narrazione per tutti, piccoli e adulti. Ha cominciato con i bambini, creando spettacoli di fiabe come minuscoli mondi di magia, ma questo "Scalpiccii sotto i platani" è un vero esempio di teatro civile, commosso e partecipe, che rievoca la strage nazista avvenuta a Sant'Anna il 12 agosto 1944. Elisabetta ha ascoltato i racconti dei pochissimi sopravvissuti, le testimonianze dirette di coloro che, bambini, vissero quel tragico giorno: e laddove la storia di questi bambini della Versilia si intreccia drammaticamente alla Storia, sorgono le parole dello spettacolo, in memoria delle 560 persone rimaste uccise e delle loro storie di sofferenza, di lutti, di amore e di coraggio. «La voglia di raccontare l'eccidio di Stazzema mi era venuta già tante volte - dichiara Elisabetta Salvatori - ma era un'impresa più grande di me. Poi un pomeriggio ho deciso di andare a Sant'Anna per visitare il museo e fare due chiacchiere. Al museo ho incontrato Ennio, bambino allora scampato miracolosamente alla strage. Mi ha illustrato la sua estate del 1944, quella dei bimbi che giocavano senza consapevolezza alla guerra, fino a quel mattino quando si trovò a scappare scalzo per le selve preoccupato dei piedi che gli sanguinavano, mentre un tedesco gli salvava la vita. Raccontare di Sant'Anna è entrare in una storia che ti tocca. I superstiti che ho avvicinato, anche se non sono portati alla confidenza, li sento come parenti. E il silenzio del paese mi emoziona e mi fa male».
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