Sicurezza
Successo al Montand di Un ispettore in casa Birling, un giallo con critica sociale
Ferrari-Giordana, attori da applausi
Fabrizio Moschini
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Paolo Ferrari e Andrea Giordana in Un ispettore in casa Birling 2 MINUTI DI LETTURA
MONSUMMANO. Lo schema del dramma borghese, tutt'altro che logoro, avvince e funziona sempre. Non di sostanza, ma di semplice schema si tratta nel caso di "Un ispettore in casa Birling (An inspector calls)" di John Boynton Preastley, andato in scena con grande successo domenica sera al teatro Yves Montand di Monsummano, esaurito come di consueto. Il teatro di Preastely è pressoché contemporaneo a quello di Agata Christie, ma ne segue solo apparentemente i meccanismi di "giallo" in ambiente chiuso. Se la Christie è molto più smaliziata nei meccanismi thriller e in un gioco fine a se stesso, il più banale intreccio di Preastley viene utilizzato a fini di pesante critica sociale e con risvolti quasi mistici, con il personaggio principale dell'"ispettore" che materializza i sensi di colpa della famiglia Birling, rea di aver spinto una giovane al suicidio. In un salotto borghese trasfigurato con elementi antinaturalistici dalla delicata e straniante regia di Giancarlo Sepe, avvolti da un apparentemente discreto eppure ossessivo tappeto sonoro, l'ultraottantenne e sempre elegante, misurato e carismatico Paolo Ferrari dà vita ad un protagonista convincente. Sullo stesso livello il capofamiglia Birling di Andrea Giordana. Entrambi molto aplauditi. Adeguati, anche se talvolta un filo scolastici o sopra le righe gli altri interpreti di questo dramma corale, Crescenza Guarnieri, Cristina Spina, Vito Di Bella, Mario Toccafondi e Loredana Gjeci.
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