Nel Congo una squadra di calcio femminile
Culturidea di Monsummano soddisfatta per l'emancipazione africana
2 MINUTI DI LETTURA
MONSUMMANO. «L'emancipazione passa anche dai piccoli gesti. Nelle foreste del Congo la prima partita di calcio disputata da una squadra di donne». Nell'ultima mail che l'avvocato Joseph Masumu ha inviato agli amici della provincia di Pistoia e all'associazione Culturidea di Monsummano è apparsa una notizia che agli occhi occidentali può sembrare una ovvietà. Ma che per quelle realtà, invece è una novità assoluta. L'Associazione per il benessere di tutti, che proprio nelle regioni più povere del Congo lotta quotidianamente per l'alfabetizzazione e contro la tratta dei bambini soldato, ha organizzato una partita di calcio tra due villaggi disputata da una squadra di uomini contro una di sole donne. Il tutto è stato reso possibile usando il materiale sportivo che Culturidea ha inviato nel corso degli anni proprio in Congo tramite sia gli studenti congolesi che si trovano ospiti del centro Giorgio La Pira di Firenze, che tramite i missionari comboniani. Le maglie (più di duemila) di varie squadre di calcio, in varie taglie da quelle per i bambini di 5 anni agli adulti, oltre a diverse centinaia di palloni regolamentari, pantaloncini, nonché quaderni ed altro materiale didattico hanno sostenuto l'opera dell'avvocato Masumu in Congo dai primi anni 2000, quando l'allora responsabile del centro di Firenze, padre Lino Spezia, si mise in contatto con Riccardo Fagioli chiedendogli di proseguire quanto già fatto per le popolazioni africane negli anni precedenti. Le donne dei villaggi delle foreste del Congo hanno potuto disputare una partita di calcio contro gli uomini e la cosa è stata accettata di buon grado. È stata la prima volta e, aldilà del risultato, già si prevede che donne potranno giocare tra loro: una prospettiva concreta per il riconoscimento della parità dei sessi anche nell'area africana.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google