Gioco
Bleve: così il mister ci ha caricato col video della finale dell’Atalanta
Il portierone torna al Lecce: «23 volte porta inviolata, gran lavoro di squadra»
CARRARA. «Abbiamo fatto qualcosa d'incredibile. È stata un'annata contraddistinta da tanti alti e pochi bassi. Non siamo riusciti a vincere il girone, ma abbiamo dimostrato di poter dire la nostra nei playoff, battendo squadre dal blasone importante. Abbiamo fatto la storia, in una città che non aspettava altro da tanto tempo».
Queste le parole di Marco Bleve di ritorno al Lecce dal prestito, dopo la promozione in B della Carrarese. Quest'anno – facciamo notare all'estremo difensore - la Carrarese si è contraddistinta per la sua ottima fase difensiva. Avete terminato tantissime partite con la porta inviolata. Un'ulteriore soddisfazione per te in particolare. «Abbiamo collezionato 19 clean sheet in campionato e 4 nei playoff. Abbiamo fatto un gran lavoro. I meriti vanno anche ai miei compagni di squadra».
Com'è stato vivere fino in fondo un mini torneo così lungo ed estenuante come i playoff?
«È stato un tour de force impressionante. Me ne sono reso contro anche sulla mia pelle, perché andavo avanti con un problemino da due mesi, ho resistito, ma giocare ogni tre giorni è stato veramente difficile».
La chiave è stata, oltre alla forza mentale del gruppo, anche nella capacità di mister Calabro di saper gestire le energie di tutti attraverso i cambi.
«Verissimo. I giocatori hanno ruotato quasi tutti con spezzoni di gare, dall'inizio o a partita in corso. La Carrarese è stata l'unica squadra ad arrivare fino in fondo con zero infortunati. Il merito va al mister, ma anche al nostro preparatore atletico (Michele Balloni ndc) che ha fatto un buon lavoro. Tutto lo staff tecnico ha dato il massimo, così come lo staff sanitario, a disposizione h24 per raggiungere questo obbettivo importante».
Durante tutti i playoff la Carrarese ha impressionato molti osservatori per il gioco che riusciva a esprimere e per la brillantezza nella corsa. Dalla porta, quindi da una posizione decisamente privilegiata, che sensazioni dava la squadra?
«Devo essere sincero: l'unica squadra che abbiamo sofferto è stata la Juventus NG. I bianconeri sono stati gli unici a farci veramente soffrire. Le altre avversarie erano certamente squadre forti con nomi forti, ma con loro ce la siamo giocata a viso aperto. Rispetto a tutte le altre, affrontare la Juve è stato molto più difficile. Per quanto riguarda le caratteristiche del nostro gioco, abbiamo deciso di difenderci, andando in avanti, cioè pressando alti. Il mister ci ha inculcato la mentalità che, se ci dovevamo difendere, dovevamo farlo nella metà campo avversaria. Quando recuperavamo palla, riuscivamo a mettere in mostra le nostre qualità tecniche, perché siamo una squadra forte. Calabro è riuscito a darci una carica e un'autostima in più e abbiamo dato in campo tutto quello che ci ha chiesto».
Una chiave tattica, questa, che sta prendendo sempre più piede nel calcio moderno. Ricordiamo anche la prima Juve di Lippi, che vinceva col 4-3-3.
«Il mister ci ha portato gli esempi del gioco di Antonio Conte e di Gian Piero Gasperini. Ci ha fatto vedere la finale in Europa League dell'Atalanta contro il Bayer Leverkusen. Ci ha inculcato questa mentalità. Ovviamente ci sono livelli e calciatori differenti, ma l'impronta era quella».
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