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Lacrime di gioia di papà Francesco «Ci speravo? Sì, ma è tanta roba...»

Lacrime di gioia di papà Francesco «Ci speravo? Sì, ma è tanta roba...»

Il padre di Lorenzo confessa che a un certo punto aveva smesso di vedere la gara

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CARRARA. Si è commosso di nuovo. Lacrime di gioia, per babbo Francesco Musetti. L’impresa del figlio Lorenzo è di quelle davvero memorabili. Al telefono poco dopo il trionfo sul numero uno Djokovic, il padre racconta emozionato e felice: «Ci speravo? Sì, come sempre quando gioca... Ci era già andato vicino a batterlo, e poi insomma, era ora di farla finita con la riverenza nei confronti del numero uno; perché in realtà Lorenzo a qualcuno può sembrare irrispettoso e invece è molto rispettoso, e io gli dico sempre: il rispetto va bene, ma poi in campo devi fare il tuo gioco, lì non ci sono amici. Qualche tempo fa mi aveva detto: “Gioco contro il mio amico Nole...”, e ho ripetuto: “In campo non ci sono amici...”». Domanda d’obbligo: come ha vissuto la partita? «Veramente a un certo punto ho smesso di guardarla, quando ha perso il primo set, ho fatto un salto al Club Nautico, poi però sono tornato a casa e ho visto tutta la parte conclusiva insieme a mia moglie, perché c’è stata l’interruzione per pioggia in mezzo. Poi ho visto per modo di dire... un po’ guardo la televisione, un po’ passeggio per la casa, poi ritorno alla Tv.... È un patema da casa, dal vivo è un’altra cosa, la reggo meglio; siamo stati a Montecarlo tre giorni, per Pasqua, poi siamo tornati a casa; ma ora non ripartiamo, c’è il lavoro che ci aspetta».

E a fine gara? «Ho pianto - confessa - e non è la prima volta; avevo pianto anche quando aveva vinto l’Australian junior, o quando ha debuttato in Davis. Questa però sì, è tanta roba, una vittoria speciale, anche se Lorenzo non dimentichiamolo è pur sempre il numero 21 al mondo. Ci pensa? Se me l’avessero detto quand’era ragazzino, che sarebbe stato così in alto, mai ci avrei creduto, e invece è vero, anche se forse la gente non si rende bene conto cosa voglia dire. Ripeto, sì, battere Djokovic è stato eccezionale, anche se io preferisco Roger Federer, i numeri dicono che Djokovic è il top».

Come stava Lorenzo? «Ultimamente aveva avuto un periodo delicato, aveva perso tre quattro partite prima di Montecarlo, ma noi che lo conosciamo sappiamo che possono esserci vari fattori, doveva recuperare la forma migliore e lo sta dimostrando, ora è molto migliorato nello stare in campo, in particolare in questa sfida è stato maturo, non era semplice riaddrizzare la partita dopo essere stato sotto di un set. Mi è piaciuto - prosegue - il commento televisivo di Paolo Lorenzi, elogia Lorenzo ma dice anche le cose che non vanno, è equo nei giudizi; e spiegava che oggi non era il miglior Djokovic, era battibile, ma era comunque il numero uno; non sarà stato il miglior Djokovic, ma era il favorito d’obbligo, anche se sono molto onesto, forse è meno bravo sulla terra rossa». La mente va alla sfida in cui Lorenzo era riuscito a vincere i primi due set, per poi ritirarsi: «Ma quella volta veniva da una battaglia al quinto contro Cecchinato, era la quarta partita, era stanco...». E adesso? «Sicuramente una bella iniezione di fiducia in vista del match con Sinner, sarà una partita da vedere e come ha detto Lorenzo, guardiamo il lato positivo, sicuramente ci sarà un italiano in semifinale...» La serata come prosegue? «Immagino che adesso ci farà una videochiamata, molti ci hanno telefonato per complimentarsi, fra l’altro mi è piaciuto vedere che a vederlo c’erano anche Fognini e la Pennetta, sono amici, è stato bello. Anche al lavoro domattina immagino che mi festeggeranno. Quando ci sono queste grandi vittorie, ripensiamo anche alle difficoltà del passato. Noi l’abbiamo avviato allo sport non certo pensando che sarebbe diventato un campione, ma perché fosse in un ambiente sano». Ormai da qualche anno lo è diventato, e questo successo in qualche modo è un’ulteriore consacrazione.


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