Il Tirreno

Oppicelli, la forza dei nervi distesi «Carrarese, sei pronta a stupire»

Luca Santoni
Dal Canto, tecnico della Carrarese
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Dal Canto, tecnico della Carrarese

Il presidente: la squadra è fatta, Dal Canto può lavorare su molte alternative

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CARRARA. Il presidente Fabio Oppicelli fa il punto della situazione in casa Carrarese al termine del filotto di partitelle che hanno caratterizzato il precampionato apuano e che hanno visto la squadra crescere di volta in volta. «Tanti nuovi giocatori sono arrivati strada facendo – spiega – quindi tutti hanno bisogno di trovare la condizione ed entrare nei meccanismi. Le nostre amichevoli hanno avuto puramente questo scopo.

Insomma, non bisogna deludersi troppo di fronte a risultati negativi, così come non serve esaltarsi eccessivamente in caso di risultati positivi. Sicuramente questi impegni sono stati utili al mister, a creare gruppo, a darci delle certezze. La decisione di far slittare l'inizio del campionato (al 4 settembre), da una parte è stata antipatica, ma dall'altra ci darà ancora più tempo per prepararci. La squadra è praticamente fatta, salvo qualche ritocco che potrà capitare da qui alla fine del calciomercato. Se qualcuno dovesse uscire, ci consentirebbe di operare ancora in entrata, ma a grandi linee la squadra è questa.

Mister Dal Canto – prosegue l’analisi di Oppicelli – ha la possibilità di lavorare su un gruppo pressoché definito. La nostra ambizione è quella di fare un campionato dignitoso. Troveremo nel nostro cammino dalle quattro alle sei squadre molto attrezzate con budget e piazze importanti, come accade in ogni stagione. Il nostro scopo deve essere quello di fare un campionato che ci possa togliere qualche soddisfazione. Non partiremo per vincere il campionato, ma per fare bene. Nel calcio chi fa bene, è quello che sbaglia meno. Se avremo sbagliato il meno possibile, vedremo la potenzialità delle nostre rivali e poi potremo capire meglio quali saranno le nostre ambizioni. Sicuramente puntiamo a fare un campionato all'altezza delle aspettative della piazza e della nostra storia: quindi uscire a testa alta dal campo, non fare brutte figure, andare il più in alto possibile e rimanere con i piedi per terra».


 

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