Gioco
Le scuse di Totò ai tifosi arrivati a Siena «Esame di coscienza, anche per me»
«Negativo e da non ripetere aver mollato la presa, non aver lottato e aver concesso più occasioni ai nostri avversari»
carrara. L’allenatore Antonio Di Natale tira le orecchie ai suoi ragazzi e chiede scusa alla sessantina di tifosi azzurri, presenti all’Artemio Franchi. Il tecnico non ha gradito l’assenza di reazione dei giocatori dopo lo svantaggio: «Premetto che il risultato e la prestazione ci devono imporre un bell’esame di coscienza per tutti, a partire dal sottoscritto, per arrivare ai giocatori. L’occasione è buona per chiedere scusa a tutti, soprattutto ai tifosi che ci hanno seguito sino a Siena e non meritavano questa brutta prova. Nei primi quaranta minuti le due squadre si sono affrontate specularmente. Ci sono state continue ripartenze da una parte e dell’altra. La nostra fase di non possesso è stata efficace. Ci siamo mossi bene nella copertura delle loro linee di passaggio. La nostra fase di rifinitura è stata un poco carente, proprio nelle scelte e quindi nelle soluzioni, risultando pericolosi potenzialmente, ma realmente solo una volta con Infantino dalla distanza. Un vero peccato chiudere sotto (di un gol) una prima frazione equilibrata, regalando con una ingenuità il pallone, da cui è scaturito il guizzo di Paloschi, proprio sul finire del primo tempo. Psicologicamente è stata un po’ una mazzata. Nella ripresa abbiamo solo provato a mettere pressione al Siena e con una palla sporca di Energe quasi quasi non impattavamo la gara. Le nostre buone intenzioni sono state neutralizzate dal gol di Acquadro, poi la partita si è incanalata sui binari prediletti ai nostri avversari. Negativo e da non ripetere, aver mollato la presa, non aver lottato e aver concesso più occasioni ai nostri avversari. La reazione che abbiamo avuto altre volte, oggi è stata nulla e su questo punto in settimana chiederò spiegazioni. Ora con il Grosseto dobbiamo pensare di ottenere la prima vera soddisfazione. Dobbiamo lavorare e recuperare il tempo perduto».
L. S.
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