Il dolore
La sorpresa Empoli parla massese
Andrea, match analyst, e Alessio, collaboratore tecnico, sono nello staff di mister Andreazzoli
Aldo Antola
Massa. Nei mesi precedenti abbiamo descritto Massa come la terra per eccellenza di tecnici e allenatori di calcio, non abbiamo fatto in tempo a terminare tutte le puntate del gruppo (visto che per numero sono tantissimi) che già se ne sono aggiunti altri due: parliamo dei fratelli Andrea e Alessio Aliboni. Ragazzi che non dirigono proprio la partita, ma il loro lavoro è diventato estremamente importante, anche nelle altre squadre. Ragazzi fra l’altro capaci tecnicamente, nonché dotati di quelle qualità indispensabili in certi ruoli come la passione, l’umiltà e l’affidabilità tanto care agli allenatori. Ma veniamo ai ruoli dei due tecnici: Andrea è specializzato in match analyst, mentre Alessio è collaboratore tecnico.
«Siamo nati e cresciuti con il pallone tra i piedi e nel cuore il sogno di arrivare insieme in Serie A. Quella ammirata per anni in TV – confessano Andrea e Alessio – e accarezzata sugli album delle figurine Panini. Dal nostro “Stadio dei Sogni”, il campetto di Turano, allo stadio Olimpico, teatro della nostra prima esperienza insieme. E insieme avevamo iniziato proprio nel Turano di Massa, la squadra del nostro paese prima di separarci: Alessio al settore giovanile dello Spezia dove rimane per nove anni, e io – in questo momento è Andrea che parla – nel settore giovanile di Massese (tre anni) e poi Lucchese (quattro anni)». Per Andrea arriva nel dicembre del 2017 la chiamata di Aurelio Andreazzoli per entrare a far parte del suo staff in qualità di match analyst all’Empoli. «Uno dei giorni più belli della mia vita, dopo due ore mi sono licenziato dal lavoro e sono salito su uno di quei treni che, come si dice, passano una volta sola. Da quel giorno una giostra di emozioni, dalla notte insonne dopo la promozione in serie A con l’Empoli alle lacrime di San Siro per la retrocessione. Poi il Genoa, i brividi della “prima” in uno stadio Ferraris tutto esaurito, con la maglia rossoblù. E adesso di nuovo Empoli; una società fantastica per chi vuol fare calcio e sport puro». Alessio entra a far parte dello staff di Aurelio con il suo passaggio al Genoa come collaboratore tecnico. «Ero già ampiamente felice nel vivere la serie A con gli occhi di mio fratello – ora è Alessio a confidarsi – cosi quando ho ricevuto la chiamata del mister ho faticato a trattenere l’euforia. Sento quotidianamente la responsabilità del ruolo che ricopro e il privilegio di lavorare con un allenatore che mi permette di imparare dettagli che non si possono trovare sui libri».
Come definireste Andreazzoli, chiediamo. «Quando siamo soli io e Alessio – riprende Andrea – lo chiamiamo l’uomo dei sogni. È un allenatore moderno dentro un uomo di altri tempi. In ogni posto in cui andiamo gli vengono riconosciuti valori che nel calcio non sono cosi comuni». E a testimonianza di questo ci sono i rapporti che Aurelio da vero gentleman ha sempre mantenuto, pur nei diversi ruoli, sia con i giocatori delle sue squadre che con avversari, atleti, tecnici e dirigenti. E a Empoli passano a salutarlo sempre, come l’ex tecnico dell’Inter Antonio Conte o il compagno di tante battaglie alla Roma Francesco Totti, tanto per citarne alcuni. Quali sono i giocatori con cui in questi anni avete legato di più? «Giovanni Di Lorenzo e Riccardo Saponara, due ragazzi veri, due persone sensibili, una rarità, proprio come due fratelli in serie A e nello stesso staff». Che altro aggiungere? La grande soddisfazione con la vittoria dell’Empoli a Torino con la Juve: una cittadina di 50 mila abitanti contro un colosso a livello mondiale. Una vittoria di misura, quella arrivata prima della sosta, con la rete decisiva di Leonardo Mancuso (1992).
Quando si dice che amministrare bene spesso supera i grandi capitali.
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