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Andrea Borghini: il futuro azzurro? Nel settore giovanile e nello stadio privato

Luca Santoni
Andrea Borghini: il futuro azzurro? Nel settore giovanile e nello stadio privato

La serie c. L’ex amministratore delegato della Carrarese dice la sua sugli assetti societari e “sogna” investimenti sugli impianti sportivi  

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carrara. Non è più all'interno della società Carrarese, ma il suo cuore è rimasto azzurro. Andrea Borghini è stato dal 2008 al 2013 amministratore delegato di piazza Vittorio Veneto e successivamente per una stagione anche direttore generale al Viareggio, prima di lasciare la strada di dirigente di società per intraprendere quella di «dirigente sportivo», come lui stesso si definisce. Lo scorso gennaio è salito agli onori delle cronache nazionali per essersi candidato alla presidenza della Lega Pro, vinte dal presidente uscente Francesco Ghirelli.

Dall’alto della sua esperienza pluriennale,l’ex Borghini dice la sua sul momento delicato che sta vivendo la Carrarese. L’attuale proprietà potrebbe a breve consegnare le chiavi del club al sindaco De Pasquale, oppure cedere a forze non cittadine la metà delle quote, per alleggerire i costi di gestione. «La Carrarese – commenta Andrea Borghini – è sempre andata avanti con uno scopo sociale. Chi investe nella Carrarese va sempre rispettato, ma va messo nelle condizioni di non arrivare a decisioni drastiche. Il calcio in Lega Pro significa investire risorse senza ritorni economici. Dal nostro settore giovanile non si vede niente da anni. È stato riacceso un progetto sportivo, ma ultimamente non abbiamo avuto giovani da lanciare. Le risorse spese in questi anni sono state importanti. Questa classe imprenditoriale può regalarci ancora tante soddisfazioni, ma gli consiglio di pensare più al settore giovanile che alla prima squadra. Le basi sono nel vivaio. Non siamo messi male a livello di campi, ma è arrivato il momento di investire anche sulle strutture, perché abbiamo uno stadio fatiscente. Questo è uno dei momenti migliori per investire e lasciare qualcosa di positivo alla città».

In questo senso servirebbe un impegno economico di privati? «È impensabile chiedere ad un Comune di investire risorse per uno stadio. Tramite gli strumenti che già esistono, bisognerebbe creare le condizioni affinché un privato investa sulle strutture, non per beneficenza, ma per creare qualcosa di duraturo. Questo è un mio sogno. Non voglio esprimermi sull’attuale amministrazione, ma credo che un Comune, di fronte a investimenti importanti, non si tirerebbe indietro».

Borghini passa poi a un'analisi generale della serie C. «Per l’esperienza che ho maturato sul campo, posso affermare che, così com’è adesso, questa categoria non ha futuro. C’è bisogno di un’inversione di tendenza. Il tema maggiore è l’assenza di dirigenti preparati a 360 gradi. Oggi un dirigente sportivo deve considerare la società come un'azienda propria. Non è più possibile andare avanti con gestioni allegre senza conoscere le regole. Per me la Lega Pro dovrebbe diventare una lega di giovani e di formazione. Non mi riferisco solo ai calciatori, ma anche ai dirigenti sportivi. Oggi a livello nazionale il calcio italiano soffre una grande carenza di dirigenti. La formazione deve essere importante e continuativa in tutti i settori, perché il mondo cambia e ci sono nuove sfide da affrontare. I dirigenti dovrebbero avere una formazione diversa: sapere cosa significa gestire una squadra di calcio e formare i giovani. Si parla tanto di progetti, ma non vedo crescere niente, ad eccezione di dove si fa settore giovanile vero come nell'Atalanta».

Esistono anche esempi virtuosi, ricorda Borghini, come il Sud Tirol, «che fa sempre campionati buoni con budget adeguati, ma che soprattutto può contare sullo stadio di proprietà. Per fare calcio servono le strutture. Stadio e centro sportivo di proprietà devono essere alla base per un progetto. In questo momento difficile per la società, il calcio può essere un'opportunità di riscatto e togliere i giovani dalla strada. Questo sport può servire alla società, ma va fatto con principi e basi importanti: strutture, formazione ed educazione. Bisogna fare crescere uomini oltre ad atleti». —

Luca Santoni

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