Sicurezza
Chicco Evani debutta alla guida dell’Italia Pietro Pacini: «È un predestinato»
Parla lo scopritore di talenti che lo portò al Milan a 14 anni «Oltre alla classe e alla potenza aveva anche l’intelligenza»
Massa
Con il ct Roberto Mancini positivo al covid, sarà Alberico Evani, il suo vice, a gestire la guida tattica della Nazionale nell'incontro amichevole con l'Estonia, in programma stasera. «Mai lo avrei immaginato, sarà una grande emozione, anche se avrei preferito che questo non fosse successo e Roberto fosse qui, per la sua salute e perché tutto lo staff e la squadra hanno bisogno di lui. Comunque è come se ci fosse, ci sentiamo più volte al giorno, segue in diretta gli allenamenti, partecipa alle riunioni, il gruppo insomma lo sente vicino e faremo tutto per non deluderlo», assicura Evani, massese classe 63, la stessa annata di una serie straordinarfia di campioni, da Mussi a Bertoneri, da Battistini a Francini e ovviamente Chicco Evani, tutti di Massa e tutti del 63.
Evani partì dalla Massese per il Milan, poi chiuse la carriera nella Carrarese, dove lo volle un altro nome legato a Massa come il compianto Giampiero Vitali, a cui è stato intitolato lo stadio degli Oliveti. Evani contribuì alla storica salvezza in C1 della Carrarese nella stagione 1997-98 (solo 10 punti alla fine del girone d’andata), per poi appendere le scarpette al chiodo nel giugno del '98.
Ma nessuno meglio del professor Pietro Pacini può fare il quadro di Chicco Evani che questa sera debutta da titolare sulla panchina della Nazionale maggiore. Lo sostituisce questa sera nell’amichevole con l’Estonia e poi per le atre due gare valide per il Nations League si dovrà vedere l’esito degli sviluppi del virus a Mancini. Dunque abbiamo cercato di sapere dal grande scopritore di talenti Pietro Pacini (colui che ha scoperto quasi tutti i talenti apuani, da Roberto Mussi a Sergio Battistini, Bertoneri e Francini tanto per citarne alcuni) cosa ne pensa del suo “Chicco”.
«Sono contentissimo per Chicco, ho mantenuto sempre buoni rapporti con lui e ogni tanto ci vediamo, ricordiamo qualcosa, si ricorda sempre dei momenti di quando aveva 10 anni e giocava con me nella Massese, nel vecchio impianto Dina Della Piane sempre pieno di spettatori per vedere questi ragazzini. Abitavamo anche vicino in fondo al viale Roma. Poi a 14 anni l’ho dato al Milan del Ds Sandro Vitali e l’allenatore che lo aveva visionato era Italo Galbiati. Allora non potevano andare prima e salirono a 14 anni, lui insieme a Sergio Battistini, entrambi alla Massese e con la carriera parallela nel Milan. Evani è praticamente stato sempre al Milan mentre Sergio dopo qualche anno andò alla Fiorentina poi Inter. Evani era un predestinato, un mancino puro col quale faceva quello che voleva. Insieme debuttarono nel Milan a 17 anni, poi diventarono subito titolari. Fu un pezzo insostituibile, era l’uomo di fiducia di Sacchi, Gullit, Van Basten che contavano molto sul suo moto perpetuo e sui suoi lanci. Poi quando ha smesso ha iniziato a fare l’allenatore».
Pensava che potesse diventare un grande tecnico? «Ci avrei scommesso – dice deciso Pacini - già da giocatore dimostrava di avere oltre alla classe ed alla potenza anche l’intelligenza. Ricordo che col Milan giocava con quelli che già avevano tre anni di più. Era fortissimo e faceva sempre la differenza, era un fenomeno, fuori dalle righe ed infatti lo dimostra la carriera che ha fatto. Quando era piccolo con me giocava da centravanti di manovra, segnava anche molte reti ma faceva cross precisi ed incredibili e sui quali Sergio Battistini segnava molto visto che di testa era bravissimo e saltava più di tutti. Abbiamo visto che crescendo è stato capace di giocare in tutti i ruoli, l’esordio col Milan è stato da terzino. Poi gli è stato travato il posto giusto a centrocampo sulla fascia sinistra ed era perfetto nell’organizzare e raccordare il gioco. Da piccolo segnava anche molto perché aveva il tiro fortissimo e preciso. Cosa che ha poi mantenuto nel Milan dove gli facevano battere anche le punizioni. Storica quella in Giappone segnata nella finalissima nella coppa Intercontinentale. Senza contare la gare con la nazionale, come la finalissima negli Usa contro il Brasile nella squadra dove c’era anche Mussi».
Ora Evani abita a Forte Dei Marmi ma è spesso in zona, dove vive anche il fratello Massimo. Senz’altro in tanti a Massa saranno felici di vedere un loro concittadino guidare la Nazionale maggiore, un traguardo meritato.Aldo Antola
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