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La “freccia” Adelio Colombo «Se chiudo gli occhi, ricordo tutto della promozione in B»
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La freccia sulla corsia di destra della Massese: Adelio Colombo, classe 1939 da Abbiategrasso, che dopo le giovanili all’Inter inizia la sua cavalcata in Toscana (dopo una stagione a Spezia e due al Cesena) dove passerà praticamente il resto della vita.
Va a Livorno nel ’63 e sale in B, passa ai cugini del Pisa e risale in B (dove disputa due campionati) e infine dopo una breve apparizione all’Entella arriva a Massa per tre stagioni. Nella prima, 1968, sarà assestamento e consolidamento del gruppo, nella successiva vittoria del campionato e altra storica promozione in B. Nella terza la sfortunata retrocessione. Colombo è stato un giocatore di fascia completo, attaccante, centrocampista e difensore. Quando spingeva in avanti era difficile fermarlo e su di lui gli avversari spesso erano costretti al fallo o rimetteva cross precisi per i vari Fichera, Menconi e Albanese. Ma il tecnico Meucci giocava un po’ sbilanciato e Adelio era costretto ad aiutare in ripiegamento. Una vita calcistica intensa quella di Colombo, con tante soddisfazioni e l’amore per la Toscana, che lo ha portato a sposarsi a Pisa. È un fiume in piena nel raccontarci la sua storia.
«L’anno della promozione ci siamo presentati al via con una dirigenza vulcanica composta da Vieri, Rinaldi e soprattutto la famiglia Moschini, il baffo, ineguagliabile la sua passione. Anche se la stagione precedente avevamo fatto bene nessuno di noi pensava alla promozione, sapevamo che fra le altre squadre c’era la corazzata Spal, una squadra che per il suo passato in serie A metteva soggezione. Se chiudo gli occhi ricordo tutto di quella stagione. Dopo una buona partenza, nelle ultime cinque partite dell’andata subimmo 4 sconfitte e la società capì la situazione, ci portarono in ritiro invernale a Castelnuovo e una sera a mezzanotte venne in camera il presidente a chiedermi cosa potevamo fare. Io capii al volo che in ballo c’era il posto del tecnico, di Meucci. Senza mezze parole gli dissi che per noi Meucci non si toccava, se avevamo perso dei punti era demerito nostro e gli promisi che avremmo triplicato gli sforzi. Il giorno dopo a pranzo Meucci mi abbracciò, aveva capito o forse gli aveva parlato il presidente dicendogli che i ragazzi erano con lui. Poi iniziò la nostra scalata alla B».
Continua Colombo: «Fra noi tutti c’era questa grande voglia di rivederci e purtroppo il Covid ci ha fermato ma sicuramente la data è solo spostata». Poi sugli inizi. «Ho iniziato coi pulcini dell’Inter anche perché mio padre era molto amico di Gianni Invernizzi, rimasi orfano a 4 anni e oltre a pensare al calcio dovevo anche preoccuparmi del futuro. Comunque andai avanti fino alla soglia della prima squadra ma avendo davanti gente da sogno come Angelillo, Firmani, Corso, Skoklund, Guarnieri, Matteucci, quando mi proposero di andare a Spezia accettai. Ricordo che Angelo Moratti mi aveva preso in simpatia e un giorno a sorpresa venni convocato con la prima squadra per un triangolare in Spagna con il Valencia e il Santos di Pelè. Pensai che avrei solo fatto numero. E invece a 20 minuti dal termine entrai in campo, feci anche bene tanto che l’unica rete dell’Inter la realizzò Angelillo su un mio cross. Ma nel frattempo Pelè aveva segnato 5 reti». E della serie B in Toscana cosa ricorda? «A Livorno mi misero a centrocampo, ricordo una gara col Milan, dovevo marcare Dino Sani lo vedevo fermo come una pianta, non si muoveva dal cerchio di centrocampo ma non riuscivo mai a fermarlo, capiva tutto in anticipo e di primo tocco smarcava sempre gli attaccanti. Ricordo la gara di Coppa Italia della Massese a Cagliari contro Gigi Riva & C. Eravamo tutti emozionati al massimo perché era l’inaugurazione dello stadio, avevamo paura di rovinarlo. Poi ci fu la partita che perdemmo 3-1 ma non giocammo male: la differenza fu che loro avevano Riva e noi no». —
Aldo Antola
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