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Taponecco (Aiac apuana): «Difficile immaginare ora gli allenamenti e le gare»

Nicola Morosini

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Non solo i giocatori ai box, sono fermi anche i tanti allenatori dell'Aiac (Associazione italiana allenatori di calcio) apuana. Le parole del presidente Roberto Taponecco.

«Ritengo fondamentale la considerazione primaria della difesa della salute, il calcio è un gioco e va visto come tale - commenta Taponecco - le diverse opinioni sentite in questi giorni sono frutto di diversi fattori, e sopratutto di interessi diversi, partendo dal nostro mondo, quello giovanile e dilettante, un mondo dove le speranze, le gioie e le delusioni sono vissute con intensità e sincerità assoluta. Diventa difficile, nel contesto della realtà della vita vissuta in questo momento del Covid, immaginarsi allenamenti e gare, momenti dove la preoccupazione diventa fattore primario in riferimento alla gioia vissuta in campo dei giovani calciatori, la preoccupazione prevarrebbe sicuramente, senza considerare che il calcio rimane un gioco unico, dove agonismo, tecnica, tattica, condizione fisica e qualità caratteriali si fondono velocemente e cambiano continuamente fra di loro».

Continua: «Altro fattore rimane come organizzare gli allenamenti, spazi, contatti, docce, assembramenti, atleti e accompagnatori. La mia proposta come mister rimane equilibrata e attuabile: allenamento personalizzato, attuato in base alla completa valutazione delle qualità/ carenze del giovane calciatore, schede tecniche personali che oggi anche nelle nostre società dovrebbero essere in uso. Quelli di responsabili tecnici e allenatori sono incarichi e ruoli importanti, si tracciano progetti, programmi in linea con età e categorie, caratteristiche dei propri calciatori, dunque per ora alleniamoci a casa seguendo indicazioni».

«Ho inviato all'Aiac nazionale una proposta da attuare assieme alla Figc - conclude - una proposta dettagliata con procedure relative e tempi di intervento per aiutare le società dilettanti e del settore giovanile, speriamo che la richiesta d'aiuto venga percepita». —

Nicola Morosini

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