Gioco
Il bergamasco Persico era “il libero” della B: «Qui a Massa, la stagione più bella»
Massese/Amarcord 50 anni dopo la storica promozione. In Toscana ha giocato anche con Camaiore ed Empoli Il difensore vive ad Albino, in Lombardia, piena zona rossa
massa
È passato sotto le apuane solo un anno ma c’è stato nella stagione più importante della storia bianconera: parliamo del difensore centrale, anzi a quel tempo “il libero” Giampaolo Persico, che riusciamo a trovare nella sua Albino, in Lombardia, che con la vicina Alzano e Nembro sono in questi giorni al centro della terribile vicenda Covid-19. Persico che è rimasto favorevolmente impressionata dal ricordo che hanno di lui i tifosi bianconeri dopo mezzo secolo, è entrato nuovamente nell’ingranaggio tanto che ha avuto in questi giorni tantissimi contatti con i vecchi compagni di squadra e al telefono, ammette che gli ha fatto immensamente piacere risentirli e non vedeva l’ora di riabbracciali nel festeggiamento del cinquantesimo anniversario. Poi nel frattempo è subentrato il coronavirus che ha rovinato tutto. Per lui e la sua bergamasca è stato veramente un disastro, una tragedia che ancora è in corso e ha toccato pure lui.
Ma passiamo al calcio e vediamo gli sviluppi della carriera di Persico. Nato a Cene, lì vicino, nel 1944, cresciuto calcisticamente nel Leffe poi dopo due anni di serie D il militare e l’ingaggio dalla Reggiana, in B. Subito un grosso infortunio che gli farà perdere l’anno (in quei tempi infortuni seri facevano chiudere o quasi la carriera) ma poi lo ingaggia l’Empoli. Due belle stagioni in C dove affronta anche la Massese, quindi Vieri Rosati & C. lo portano in bianconero. È l’estate del 1969. Meucci alla guida che sostituisce Pinardi. E lui deve sostituire il mostro sacro Sergio Castelletti, andato in B alla Ternana. La squadra proviene da una stagione dove ha sfiorato la promozione in B arrivando dietro all’Arezzo. Viene ritoccata per rinforzare i punti giusti e parte bene. Prime due gare vittoria con l’Imola e a Spezia. Poi è storia risaputa. Ora si pensa a festeggiare il cinquantesimo della promozione in serie B. Purtroppo questo Covid ha fatto saltare la prima data del 29 marzo ma ha comunque dato il tempo di perfezionare la macchina organizzativa.
«Appena mi ha telefonato Luigi - dice Persico - ho subito acconsentito, mi ha fatto piacere, mi ha fornito il telefono dei vecchi compagni tanto che da diversi giorni ci parliamo per gli auguri e rinverdire i ricordi. Proprio oggi (ieri, ndr) ho chiamato quasi tutti e continueremo a stare in contatto. A Massa ci sono stato una sola stagione ma è stata la più bella». E poi dopo Massa, com’è andata la vita sportiva e quella borghese? «Dopo la Massese mi ha ceduto al Camaiore che voleva fare una squadra da promozione. Ci sono stato due anni, mi avevano dato una casa a Lido dove era venuta la famiglia. Anche a fine carriera ho continuato a venire qui in vacanza. A Massa ho fatto le prime 24 partite tutte d’un fiato, grande entusiasmo, vittorie, tifosi sempre al seguito. Poi la sfortuna di Pasqua: ero andato a casa per le festività e al ritorno causa una influenza persi il posto. Ma la squadra era ben fornita di difensori centrali con Tarantola e Zana, un bergamasco come me, e poi era arrivato anche a dicembre Vitali. E fra noi regnava grande intesa ed amicizia». Insomma fra Empoli, Massa e Camaiore in Toscana ti sei trovato bene? «Si, veramente, poi alla fine tornato a Bergamo ho continuato a giocare un po’ in Promozione e nei dilettanti, il calcio continuava a piacermi e ho giocato anche con gli amatori nelle partite del sabato pomeriggio dove c’erano anche Savoldi e Bertini».
E come allenatore? «Ho fatto un anno la Prima categoria ma ero troppo professionale, pretendevo puntualità e applicazione durante gli allenamenti, diversi ragazzi invece la prendevano come un solo diversivo e non seguivano tanto, e ho lasciato. Poi ho fatto diversi anni i Primi calci con le squadre dei paesi ma i bambini diminuivano sempre di più e abbiamo mollato perché in certe gare non arrivavo ad undici elementi da far giocare». Ed ora parliamo di una cosa molto più seria, visto che abiti ad Alzano, in piena zona Coronavirus. «Una tragedia, anzi tante tragedie – va avanti Giampaolo Persico - e per me è stata la partita Atalanta–Valencia giocata a Milano a scatenare o accelerare tutto con 50 mila bergamaschi che si sono riversati a San Siro. Non solo, la domenica dopo grande nevicata con tanti turisti venuti sulle montagne a sciare. Qui in un modo o nell’altro tutti sono stati investiti. Anch’io e la mia compagna abbiamo avuto febbre e tosse. Ora non abbiamo più febbre ma non sappiamo se ne siamo ancora fuori. Credo che ci saranno ancora tante vittime. Perché non hanno capito subito, perché non hanno chiuso e isolato Alzano e fatto la zona rossa?». —
aldo antola
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