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L’ex bianconero Mariani: «Inutile proseguire ancora, meglio chiuderla qui»

Alessandro Tabarrani

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«In questo momento la situazione è troppo difficile ed è assurdo pensare ad una ripresa dei campionati». Mentre, in tutto questo bailamme, il mondo del calcio si chiede quando potrà tornare a giocare, l’ex bianconero Stefano Mariani ha le idee piuttosto chiare su come il movimento dovrebbe procedere in uno scenario odierno paragonabile a quello di una guerra.

«Sarebbe meglio fermarsi definitivamente - dice Mariani - anche perché in un momento del genere bisogna lasciare perdere tutto il resto e pensare soprattutto alla salute di tutti considerando che non si sa quando tutto questo finirà, a meno che tra un mese le cose cambino e allora si potrebbe pensare a qualcosa di diverso, ma al momento non si ha un’idea di quando l’emergenza finirà e ipotizzare di ripartire con i campionati è assurdo. D’altro canto se fossi un giocatore in attività mi preoccuperei della mia salute al di là di giocare a porte chiuse, perché, ovviamente, le norme di comportamento a cui bisogna attenersi non potrebbero essere rispettate. Ripeto, è una situazione troppo grave che sta coinvolgendo praticamente tutto il mondo. Credo che si potrebbe ipotizzare una ripresa solo dopo un mese dalla fine dell’emergenza, prima è impossibile pensarci».

Con l’ex talentuoso centrocampista, che, oltre a quella della Massese, ha indossato le maglie di Parma, Brescia e Padova nel campionato cadetto, abbiamo anche analizzato il momento attraversato dalla Massese. «Dispiace vedere una squadra come la Massese in questa situazione di difficoltà, quando invece i colori bianconeri dovrebbero stare almeno in serie C. Una città conosciuta come la nostra anche per il calcio è un peccato che si trovi in questa situazione».

Insomma, la voce di Stefano Mariani si aggiunge alle diverse che in questi giorni si schierano a favore della chiusura dei campionati, almeno sino a quando il peggio non sarà definitivamente passato. Già, ma quando sarà davvero passata questa emergenza? —

Alessandro Tabarrani

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