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«Anche nel 1921 lo stop al calcio, ma per motivi politici»

Luca Santoni
«Anche nel 1921 lo stop al calcio, ma per motivi politici»

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carrara. Quando il pallone azzurro smise di rotolare: a raccontarlo è Gualtiero Magnani. Classe 1938, attuale azionista e socio unico della Carrarese, il professor Magnani rappresenta una fonte preziosissima per quanto riguarda la memoria storica, sportiva e non solo, della nostra città. Laureato in lettere classiche all'Università di Pisa, per anni ha svolto la professione di insegnante. Coautore dei libri “Da Carrara a Berlino” e “CuoreAzzurro”, Magnani ha ricoperto ruoli dirigenziali di società ed istituzioni sportive cittadine tra calcio, ciclismo e pugilato.

«Non ho mai fatto attività sportiva – tiene a precisare - ma ho impostato la mia vita sui valori dello sport». Carrara, insieme a tutta l'Italia, sta vivendo un'emergenza unica senza precedenti. Il coronavirus ha bloccato praticamente tutto, compreso quel microcosmo fatto di passioni, ma anche immensi interessi, che si chiama calcio. Ripercorrendo il secolo di vita della Carrarese, esistono casi analoghi che hanno comportato l'interruzione dell'attività sportiva? «Certamente – risponde Gualtiero Magnani – anche se per motivi molto diversi dalla situazione attuale. Oltre alle due interruzioni nazionali dovute a cause belliche (1915–1919 e 1944-1945, ndr), il primo fatto eclatante risale agli anni '20, che comportò la squalifica del campo e pregiudicò il calcio azzurro per anni». Per la precisione l'anno è il 1921. «I motivi furono essenzialmente politici – continua il professore - e la Carrarese pagò caro, anche se non era direttamente coinvolta».

La scintilla che fece scoppiare il caso scoccò su un altro campo, quello di Lucchese-Viareggio. La gara degenerò in scazzottate, invasione e venne addirittura ucciso un guardalinee. Erano anni di instabilità sociale. Un periodo delicatissimo della storia d'Italia. «Il Fascismo – racconta Magnani - stava ancora avanzando (nel '22 ci sarebbe stata la Marcia su Roma, ndr) e questa era una zona di orientamenti molto diversi. Qui i socialisti erano agguerriti e poi c'erano gli anarchici. Dopo quel grave incidente, arrivò l'intervento esterno di Roma. L'ordine alla Prefettura fu categorico: basta col calcio in quel territorio». Ci rimise anche la Carrarese, che si vide squalificare il campo. «Quando per la stagione 21-22 il calcio riprese all'ultimo momento con la creazione dei gironi per la Promozione Toscana, mandarono un ultimatum alla Carrarese. Si pretendeva che entro due giorni la squadra dovesse giocare a Pisa, ma era stato fatto tutto troppo in fretta. Qui mancava la squadra. La Carrarese non si presentò e venne considerata rinunciataria al campionato. La società decise quindi di prestare i suoi giocatori alla SS Libertas».

La Carrarese tornò sui campi nella stagione 1922-1923, ripartendo dalla Terza Divisione. Un primo stop che fu anche un atto di protesta contro una decisione ritenuta ingiusta. Per trovare qualcosa di simile bisognerà aspettare gli anni '40 e l'infuocato dopoguerra, ma è un'altra storia. —

Luca Santoni

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