Il Tirreno

l’intervista 

Quella sottile nobiltà di “portatore d’acqua” Cardoselli l’altruista «Io vivo per l’assist»

Alessandra Vivoli
Quella sottile nobiltà di “portatore d’acqua” Cardoselli l’altruista «Io vivo per l’assist»

Il centrocampista profeta del Baldini-style: ruolo difficile, devo far bene le due fasi. Il Monza? Possiamo insidiarlo

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È uno dei protagonisti della Carrarese di Silvio Baldini.

Un calciatore “gentiluomo”, “d’altri tempi”: così i tifosi azzurri hanno definito Cassio Cardoselli. Originario di Roma (classe 1998), gli anni della formazione nella scuola della Lazio. Un ragazzo con le idee chiare e uno stile che lo fa distinguere e, soprattutto, lo ha gà fatto diventare uno dei giocatori simbolo della compagine di mister Baldini.

Ma, soprattutto un ragazzo motivato e altruista con tanta voglia di fare la sua parte nella grande sfida promozione degli apuani.

Cassio Cardoselli si racconta e parla della “sua” Carrarese.

Una vita da mediano, il ruolo meno generoso della storia del calcio: aiuti gli altri, ti sacrifichi perchè altri si prendono il palcoscenico. Vi chiamano portatori d’acqua: ti fa arrabbiare o ti gratifica?

Si, una vita da mediano ma anche un po’ atipica più nella parte offensiva del campo che in quella difensiva. Il mio è un ruolo molto generoso e la denominazione “portatore d’acqua” non mi fa arrabbiare, anzi mi gratifica. Succede spesso che sia io a mandare i miei attaccanti sotto porta, a fare gol e questo mi gratifica moltissimo. Devo dire la verità, a volte provo più piacere a fere una assist che un gol questa è una cosa molto generosa: nel mio ruolo l’altruisimo è fondamentale e sono contento che sia così.

Nel sistema tattico di Baldini, votato all’attacco, il centrocampista diventa un equilibratore difensivo. Come ti trovi in questo modo di concepire il calcio?

Sì, è proprio così, nel sistema tattico di mister Baldini il mio è un ruolo fondamentale nella fase difensiva, ma comunque sia bisogna fare bene in tutte e due le fasi. È un ruolo molto dispendioso e faticoso, ma anche una sfida che in ogni partita mi piace affrontare al meglio.

Provieni dalla Primavera della Lazio. Che scuola è stata, e soprattutto hai assimilato qualcosa dai big del centrocampo biancazzurro, ti ci sei allenato insieme?

La Lazio è una squadra molto blasonata e ho avuto opportunità di assaggiare il palcoscenico della A, ho fatto parecchi allenamenti con la prima squadra e sono stato in panchina quattro volte. Ho avuto modo di apprezzare un centrocampo così importante con giocatori come Milinković-Savić e, al tempo, anche Lucas Bilia. Una scuola del genere per me è stato un momento formativo e educativo molto importante.

Descrivi il campionato di C con una parola: duro, formativo, tecnico…

Per descrivere il campionato di C con una parola credo che la più azzeccata sia formativo. Tante piazze di C possono formarti sia come giocatore che nella tua esperienza personale. È un campionato molo diffficile, si basa sull’agonismo e può essere anche duyro ma la parola più giusta per definirlo è formativo.

Pensi che il Monza di Berlusconi sia davvero imprendibile per la promozione diretta?

Sinceramente dico di no, e dico anche che il campionato di serie C riserva spesso grosse sorprese. Il Monza, naturalmente, è una squadra fortissima che ha speso tanto anche per comprare giocatori di categoria superiore. Ma se la Carrarese fa le cose bene, al cento per cento, può davvero riuscire a dare fastidio a questo Monza e ambire alla promozione diretta. Siamo una squadra forte che può vincere in qualsiasi campo. Il Monza è partito benissimo ma il campionato è lungo. E credo che le prime somme si potranno tirare solo fra febbraio e a marzo». —



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