Gioco
Quella sottile nobiltà di “portatore d’acqua” Cardoselli l’altruista «Io vivo per l’assist»
Il centrocampista profeta del Baldini-style: ruolo difficile, devo far bene le due fasi. Il Monza? Possiamo insidiarlo
È uno dei protagonisti della Carrarese di Silvio Baldini.
Un calciatore “gentiluomo”, “d’altri tempi”: così i tifosi azzurri hanno definito Cassio Cardoselli. Originario di Roma (classe 1998), gli anni della formazione nella scuola della Lazio. Un ragazzo con le idee chiare e uno stile che lo fa distinguere e, soprattutto, lo ha gà fatto diventare uno dei giocatori simbolo della compagine di mister Baldini.
Ma, soprattutto un ragazzo motivato e altruista con tanta voglia di fare la sua parte nella grande sfida promozione degli apuani.
Cassio Cardoselli si racconta e parla della “sua” Carrarese.
Una vita da mediano, il ruolo meno generoso della storia del calcio: aiuti gli altri, ti sacrifichi perchè altri si prendono il palcoscenico. Vi chiamano portatori d’acqua: ti fa arrabbiare o ti gratifica?
Si, una vita da mediano ma anche un po’ atipica più nella parte offensiva del campo che in quella difensiva. Il mio è un ruolo molto generoso e la denominazione “portatore d’acqua” non mi fa arrabbiare, anzi mi gratifica. Succede spesso che sia io a mandare i miei attaccanti sotto porta, a fare gol e questo mi gratifica moltissimo. Devo dire la verità, a volte provo più piacere a fere una assist che un gol questa è una cosa molto generosa: nel mio ruolo l’altruisimo è fondamentale e sono contento che sia così.
Nel sistema tattico di Baldini, votato all’attacco, il centrocampista diventa un equilibratore difensivo. Come ti trovi in questo modo di concepire il calcio?
Sì, è proprio così, nel sistema tattico di mister Baldini il mio è un ruolo fondamentale nella fase difensiva, ma comunque sia bisogna fare bene in tutte e due le fasi. È un ruolo molto dispendioso e faticoso, ma anche una sfida che in ogni partita mi piace affrontare al meglio.
Provieni dalla Primavera della Lazio. Che scuola è stata, e soprattutto hai assimilato qualcosa dai big del centrocampo biancazzurro, ti ci sei allenato insieme?
La Lazio è una squadra molto blasonata e ho avuto opportunità di assaggiare il palcoscenico della A, ho fatto parecchi allenamenti con la prima squadra e sono stato in panchina quattro volte. Ho avuto modo di apprezzare un centrocampo così importante con giocatori come Milinković-Savić e, al tempo, anche Lucas Bilia. Una scuola del genere per me è stato un momento formativo e educativo molto importante.
Descrivi il campionato di C con una parola: duro, formativo, tecnico…
Per descrivere il campionato di C con una parola credo che la più azzeccata sia formativo. Tante piazze di C possono formarti sia come giocatore che nella tua esperienza personale. È un campionato molo diffficile, si basa sull’agonismo e può essere anche duyro ma la parola più giusta per definirlo è formativo.
Pensi che il Monza di Berlusconi sia davvero imprendibile per la promozione diretta?
Sinceramente dico di no, e dico anche che il campionato di serie C riserva spesso grosse sorprese. Il Monza, naturalmente, è una squadra fortissima che ha speso tanto anche per comprare giocatori di categoria superiore. Ma se la Carrarese fa le cose bene, al cento per cento, può davvero riuscire a dare fastidio a questo Monza e ambire alla promozione diretta. Siamo una squadra forte che può vincere in qualsiasi campo. Il Monza è partito benissimo ma il campionato è lungo. E credo che le prime somme si potranno tirare solo fra febbraio e a marzo». —
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