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Parla Oppicelli: il futuro? Per far calcio si deve investire

Luca Santoni
Parla Oppicelli: il futuro? Per far calcio si deve investire

Il presidente degli azzurri commenta la forte presa di posizione di Ghirelli sullo stato di agitazione della Lega pro. «La C non può pagare tasse come la A»

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«Alcune volte per farsi sentire, occorre alzare la voce». A parlare è il presidente della Carrarese Fabio Oppicelli in merito alla forte presa di posizione di Francesco Ghirelli, il quale ha proclamato lo stato di agitazione della Lega Pro. «Concettualmente lo condivido, perché o la Serie C viene trattata da professionista, oppure, a seguito di mancati poteri di vendibilità, la C non può essere paragonata al professionismo e quindi non può pagare le tasse uguali alla Serie A. Se mi paragoni alla Juve, la fetta della torta mi deve permettere di sopravvivere. Fermo restando che poi bisogna essere bravi a gestire quella fetta, a valorizzare giocatori, il club e l'immagine: su questo fronte in Italia siamo anni luce indietro. Vedo Ghirelli molto attivo. La strada è quella giusta, potranno esserci tante curve, ma bisognerà affrontarle tutte».

«Noi – continua Oppicelli - abbiamo le strutture più vecchie del mondo. In tanti anni ho girato quasi tutti i campi di Serie C e si trovano situazioni davvero tristi. Serve una sinergia, a partire dallo stato, passando per la Figc, la Lega Pro, per finire con le società». Rimanendo sul tema della defiscalizzazione, Fabio Oppicelli afferma che «se n'era già parlato in un'assemblea di parecchio tempo fa, quando era ancora presidente Gravina. L'idea era di chiedere una defiscalizzazione anche sui contributi, sul costo del lavoro tra lordo e netto. C'erano varie ipotesi e a quanto pare non ne è stata accolta nessuna. Purtroppo ogni anno continuano ad esserci problematiche sempre maggiori nel calcio di Serie C. Il concetto era quello di creare un cuscinetto di semiprofessionismo che potesse usufruire almeno di agevolazioni fiscali, per ridurre i costi della Serie C, dove al momento è impossibile avere ricavi paritetici alle uscite. Finora qualcuno ci riusciva, sfruttando un grande numero di minutaggi e prestiti. Oggi col limite dei 6 prestiti, anche questa strada diventa impercorribile».

«Una modifica che ritengo giusta – chiarisce Oppicelli - perché senza questo limite, il 98% dei migliori giovani della C erano di altre società (di categoria superiore). Adesso, se sei bravo, puoi tornare ad avere un patrimonio di giocatori vendibili e creare plusvalenze col mercato. Il sistema diventa più meritocratico, però questo cambiamento richiederà dei tempi, per permettere alle società di adeguarsi, quindi un ravvedimento delle normative sotto l'aspetto dei costi, attraverso la defiscalizzazione, aiuterebbe la categoria. Se lo Stato non ha la facoltà di concedere questo, l'unico modo è capire come la Lega Pro può ottenere una fetta maggiore delle entrate del calcio italiano, perché al momento la C prende solo le briciole. Certamente bisogna essere bravi a gestire, perché anche in A, dopo l'avvento dei diritti televisivi, il monte ingaggi continua a superare le entrate. Il fatto è che se entra 100, nel nostro mondo si spende 110, invece si dovrebbe spendere al massimo 99 e lasciarsi una riserva per qualsiasi inconveniente aziendale. Fino ad oggi nel calcio ci sono riusciti in pochi e nella C è impossibile. Adesso, con le nuove norme, si può puntare ad avere più giocatori, giovani o meno, di proprietà e provare a venderli, ma a mio avviso si è molto indietro. Spesso non si riesce a strutturare una società calcistica come una qualsiasi altra azienda. Tendenzialmente - conclude - quando ci si siede a parlare di calcio, la domanda è: quanto si perde? Questa è una follia, almeno per me che faccio l'imprenditore da 40 anni con le mie modeste tasche. Per fare calcio i primi investimenti da fare sono sulla società, sull'organizzazione societaria e la professionalità». —



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