La manifestazione
Stessa scuola, due campioni
carrara. Allegria e aria di famiglia tra la squadra del “Caffè Tirreno con gli Azzurri”, la rubrica del nostro quotidiano dedicata alla Carrarese, e Giuseppe Caccavallo, fantasista dei nostri Azzurri, con il compagno di squadra Ivan Varone, centrocampista con il vizio del goal, come si è definito scherzosamente. Probabilmente anche merito di Giacomo Timbro e del suo Bon Pro, il locale che ha ospitato la chiacchierata, perché ormai tra Ivan, Beppe e Giacomo si è instaurata una gran bella amicizia. Del resto che il segreto del successo riscosso fino ad ora dalla Carrarese fosse legato allo spirito di squadra e all’armonia anche fuori dal campo si sapeva, ma nel caso di Beppe e Ivan l’amicizia ha un valore particolare perché ha un sapore antico: si conoscono da quando erano poco più che dei pischelli, ragazzini.
« I nostri fratelli si conoscevano e poi lui giocava a calcio con quelli più grandi: per me era un idolo» racconta Ivan parlando di Beppe. Entrambi napoletani, entrambi in prestito alla Carrarese, entrambi nati calcisticamente sullo stesso campo ed entrambi determinatissimi nel voler realizzare il sogno della B. Il loro sorriso partenopeo si vela un po’ solo quando, chiacchierando al tavolo all’aperto del locale, capita l’assessore ai lavori pubblici e allo sport Andrea Raggi: l’argomento cade sullo Stadio. Inevitabile la domanda su quando sarà pronta la Curva Nord per poter ospitare tutta la grande famiglia della Carrarese:«Prima o poi-ha risposto l’assessore-il problema è quando» ha ammesso sorridendo e cercando di dissipare il malumore che si leggeva sulle facce dei giocatori. «Più gente viene e meglio è», «Lo stadio ti trascina, è importante: quest’anno è un casino, è un peccato» hanno commentato i due giocatori. «Lo so» ha ammesso Raggi. «Strano, appena la Carrarese ha dichiarato che voleva giocare in serie B hanno chiuso lo stadio» ha osservato il fantasista tirando fuori la grinta dell’attaccante. «Uno stadio che già non era in sicurezza da prima» ha replicato sommessamente Raggi, avvicinato poi anche da uno storico tifoso della Carrarese, Paolon, che ha voluto domandargli anche lui, spiegazioni.
Ma il calore dei due giocatori non si percepisce solo dalla grinta che mettono in campo, dal desiderio di vedere lo stadio stracolmo o da come abbracciano i figli che gironzolano loro intorno durante l’intervista: anche quando chiediamo quale sia stato il momento più significativo della loro carriera, viene fuori tutta la carica di umanità: «L’anno scorso nessuna squadra mi voleva più -ha raccontato Beppe- ero infortunato e a Catania mi avevano detto che ero finito: è stata la mia forza saper rinascere. Ci sono riuscito grazie alla forza mentale e alla famiglia». Per Ivan invece il momento nella sua carriera più cruciale, è stato quando ha perso la madre: «La mia carriera era in ascesa, ma ho pensato di smettere - ha ricordato abbassando lo sguardo - ho trovato nella mia famiglia, nella mia compagna, la forza per non mollare. E poi -ha aggiunto piano-avevo fatto una promessa a mia mamma che spero di mantenere». —
Francesca Vatteroni
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