Il Tirreno

i campioni a cuore aperto 

«Il successo? Grazie a mamma e papà»

Luca Barbieri
«Il successo? Grazie a mamma e papà»

La storia dei sacrifici prima di diventare professionisti raccontata al pubblico della nostra prima tappa

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Dietro ai gol, dietro agli esordi, dietro alle parate decisive; ma anche dietro alle giornate storte e a quelle da ricordare, tra vittorie e sconfitte. Tommaso Biasci e Daniele Borra non hanno dubbi: «Dietro alle nostre carriere, ai nostri percorsi, non ci sono soltanto i nostri sacrifici, ma anche quelli dei nostri genitori». È questa, chiarissima, senza battere ciglio, la risposta dei due calciatori all'iniziativa “Caffè Tirreno con gli azzurri”, di scena nel pomeriggio di ieri al locale “Sushi Meshi” di viale delle Pinete a Marina di Carrara. Tra i tanti argomenti snocciolati insieme ai due giallo azzurri c'è anche questo: le persone decisive durante la loro carriera da calciatori; dai primi calci al professionismo passando per le giovanili e i primi esordi. E loro, in coro: i genitori. «Quando avevo 16 anni – racconta a noi e ai tifosi l'estremo difensore azzurro – giocavo nel Valenzana, a un'ora e mezzo circa da casa. Mia mamma usciva da lavorare, mi veniva a prendere a scuola, mangiava in macchina per poi portarmi alla stazione alle 13,30 per farmi andare agli allenamenti. La sera appena tornavo mi preparava la cena e poi mi lavava e preparava tutta la roba». Mamma, ma anche papà: «Tra l'altro lui è appassionato di calcio, ma loro erano molto forti a pallavolo, giocavano in B1 e B2», svela il classe 1995. Borra senior nel campo di pallavolo, papà Biasci, invece, su quello di tennis, ma entrambi con un punto in comune: «Anche i miei genitori sono stati decisivi – va avanti l'attaccante –; quando avevo 13-14 anni loro non mi hanno mai dato delle pressioni sulla mia carriera da calciatore. È una cosa molto importante». Ma al “Caffè Tirreno con gli azzurri” c'è spazio anche per le curiosità che arrivano direttamente dal pubblico, dai tifosi che assistono e partecipano all'iniziativa. Tra loro c'è il professore di educazione fisica del Liceo sportivo di Viareggio Vincenzo Passarelli: «Come venite motivati ai vostri livelli?», chiede il docente di Carrara ai due azzurri. «Raccontano che nella Juventus, quella dello scudetto del 2012, Antonio Conte appendesse gli articoli di giornale dove veniva scritto che la Juventus non avrebbe mai vinto il campionato – replica Borra –. Ecco, da lì ha colpito l'orgoglio di grandi campioni come Del Piero e Buffon. Si lavora sull'orgoglio». Da Borra la “palla” passa a Biasci: «A me motiva la voglia di continuare a vincere e arrivare sempre più in alto». Dalle motivazioni durante il campionato a quelle che servono nei momenti più difficili, come, per esempio, dopo la partita di Olbia: «Ma in realtà – fa sapere l'attaccante pisano – il nostro spogliatoio è sempre in equilibrio, anche dopo prestazioni come con il Cuneo e con l'Olbia sappiamo che siamo sempre parte di un percorso da valutare a lungo termine e che parte da lontano, da un anno e mezzo fa e sappiamo anche che siamo cresciuti tanto». Motivazioni, aneddoti, mamma e papà, ma anche tanto calcio giocato. E allora per Biasci l'avversaria da evitare ai play-off è la Pro Vercelli; per Borra, invece, «sono le altre che dovranno evitarci». —

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