Il Tirreno

Caffè Tirreno Carrarese

«Carrara e la sua gente ci hanno conquistato: il nostro sogno è la B»

Alessandra Vivoli
«Carrara e la sua gente ci hanno conquistato: il nostro sogno è la B»

Biasci: qui ti fanno sentire a casa, e per me che amo il mare è il posto del cuore. Borra: ho trovato anche l’amore, la carrarina Alessia. Stiamo insieme da ottobre

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CARRARA. Amano Carrara per il calore, la gente e il mare. Non sono ancora riusciti a andare alle cave (ma contano di farlo presto «dovevamo andare con tutta la squadra ma quel giorno pioveva a dirotto»). Qualcuno di loro nella nostra città ha trovato l’amore. E, per festeggiare la serie B sognano uno spogliarello («con tanto di balletto» precisano) di Mauro Nardini.

Fra ironia, progetti per il futuro e vita quotidiana si sono raccontati nella prima tappa del Caffè Tirreno con gli azzurri l’attaccante della Carrarese Tommaso Biasci e il portiere Daniele Borra.

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Davanti ai tifosi e lettori presenti al Sushi Meshi di viale delle Pinete Tommy (per i tifosi) e Dani Borra hanno rotto subito il ghiaccio parlando del loro rapporto con Carrara, fuori dal campo di calcio.

«Qui si sta bene – dice Biasci – ho trovato amici veri con cui condivido anche i momenti, in realtà pochi, fuori dal calcio».

«Io vengo da un paesino in provincia di Torino, Montanaro – aggiunge Borra – qui mi sono trovato benissimo fin da subito, il calore della gente è davvero speciale. Se vai in un locale, anche solo a prendere il caffè, non ti senti mai da solo. E non vale solo per noi calciatori: è venuto a Carrara mio cugino, dopo due giorni si sentiva a casa».

Un territorio che amano e del quale, sia Biasci che Borra hanno già eletto un loro luogo del cuore: «Io sono innamorato della passeggiata sul molo, amo i luoghi vicino al mare e a stare qui mi ritengo davvero fortunato».

«Anch’io amo il mare – sottolinea Borra – e qui si ha la fortuna di poterlo vivere tutto l’anno».

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Un rapporto splendido con la città e con i carraresi: «Mi ha colpito la loro passione – spiega Biasci – sono davvero speciali in questo e ti fanno sentire sempre uno di loro. Un difetto? No, un difetto vero e proprio non direi, a volte sono duri come il marmo, ma lo dico scherzando e con tanto affetto. Questa gente ci ha conquistato per loro inseguiamo un sogno: la serie B».

Daniele Borra si sbilancia di meno sui difetti dei carraresi anche per un motivo particolare. Nella nostra città il portiere della Carrarese ha trovato l’amore.

«È una ragazza del posto, si chiama Alessia. Stiamo insieme da ottobre è una bellissima storia». Dal “fuori campo” al campo. La chiacchierata ai tavoli del Sushi Meshi è stata davvero piacevole e informale e ad apprezzarla sono stati soprattutto i tifosi e lettori che hanno avuto modo di conoscere un po’ meglio i ragazzi che, settimana dopo settimana, seguono e sostengono sugli spalti.

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«Il momento più brutto, da quando sono alla Carrarese, è stata la partita contro il Pisa in casa: vincevamo 2 a 0, abbiamo perso 3 a 2. Un risultato che ho subito e che mi ha molto amareggiato. Il momento più bello? La prima partita dei play off in casa».

Daniele Borra dice la sua. «Il momento più brutto per me è stata l’uscita dei play off a Viterbo – dice – Il più bello la gara di ritorno con il Pisa dopo la sconfitta 5 a 0 con l’Alessandria. È stata una delle nostre gare più intense».

Dalla Carrarese al calcio nazionale e internazionale.

«Sarà che sono interista da sempre, il mio idolo è Ronaldo». A questo punto arriva la domanda d’obbligo per Biasci: Icardi all’Inter sì o no?

«Il mio amico Borra è juventino, io proporrei un cambio alla pari, ci prendiamo Dybala e cediamo Icardi ai bianconeri». Uno scambio che non convince Daniele Borra che, a proposito di “modelli” gioca in casa. «Da juventino non ho dubbi, Gigi Buffon. Quando, ragazzino a Verona sono andato undici volte in panchina come terzo portiere per me è stata un’emozione unica vedere a pochi centimetri, quando abbiamo giocato in casa con la Juve, il portierone carrarese». Emozione e passione, questi gli ingredienti che, per Biasci e Borra, sono fondamentali per fare del calcio una professione.

«Noi siamo fortunati, perché facciamo un lavoro che amiamo – dicono insieme – Certo ci sono tanti sacrifici da fare e questo i giovanissimi devono saperlo: i venerdì e i sabato a casa, l’alimentazione da seguire (e noi con Silvio Baldini non abbiamo problemi) e la disciplina. Però, e su questo non abbiamo dubbi, facciamo il lavoro più bello del mondo». 
 

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