Italia
Nello Mariotti amaro: «Lascio il calcio»
È sempre stato uno dei migliori esperti del settore giovanile: «Così non va»
MASSA . Nello Mariotti, uno dei migliori e ed esperti del settore giovanile lascia amareggiato il calcio. Proprio non ci si ritrova più in quei dettami che portano i nuovi tecnici, spesso inconsapevoli, ad allevare i ragazzini sin dai primi calci a guardare non tanto le qualità di base quanto quelle che dovrebbero portare subito al risultato, ma soprattutto la mancanza di quei principì che facendo divertire e giocare i ragazzini sviluppando la loro fantasia e le qualità geniali.
«Per una nuova metodologia di preparazione e allenamento assurda e ridicola dopo 40 anni di attività da allenatore mio malgrado lascio il calcio – confessa Mariotti – e ora capisco perchè nel nostro paese non nascono più i campioni come Rivera, Del Piero, Baggio e tanti altri che hanno deliziato le platee e fatto innamorare tutti per questo sport. Grazie ai santoni degli ultimi decenni che hanno portato a copiare il calcio olandese di 40 anni fa fatto solo di corsa ed atletica tralasciando quello che è la base principale del “gioco” del calcio e cioè fantasia, invenzione, imprevedibilità, tutte le cose che producono il vero spettacolo e che nascono spontanee nei veri campioni, cose che non si possono insegnare ne che avversari e spettatotri possono prevedere. Questo è alla base del successo del calcio e la nascita dei veri campioni».
«Quando avevo iniziato ad allenare i ragazzi – prosegue l'ex allenatore anche della Massese – ero nel settore giovanile dei bianconeri con il professor Pietro Pacini, e nei diversi anni abbiamo avuto in squadra ragazzi come Evani, Battistini, Mussi, Nardini, Puppi, Lorieri, tanto per citarne alcuni, e quando facevamo gli allenamenti, spesso allo stadio, non abbiamo mai fatto fare un giro di campo ai ragazzi ma solamente gioco col pallone, gli lasciavamo ampia libertà nelle giocate, nei tiri, nei dribbling tanto che gli lasciavamo “scartare” anche le margherite, come diceva il professore. Ora, che abbiamo visto i risultati anche della nazionale esclusa dai mondiali per carenza di materiale (non per gli arbitri) giro nei diversi campi di allenamento noto con grande stupore e meraviglia che ai bambini di nove o dieci anni vengono imposte sedute atletiche, giocate ad un solo tocco come i grandi, movimenti tattici, non si vede più un bambino dribblare l'avverario negandogli la gioia e la felicità di sviluppare la fantasia, il divertimento. Si sentono dare ordini – chiude Nello Mariotti - di impostazione tipo “ scarico, alza il castello, fai la diagonale, gioca a calcetto”, come pure “se ti vedo scartare un avversario ti metto fuori”. È chiaro che i ragazzi sono terrorizzati dallo sbagliare il movimento e non sono più concentrati in quello che come ho detto prima è il “gioco” del calcio”. Senza poi contare quello che avviene nei dilettanti dalla Terza alla Prima categoria, ma questi sono già grandi e non è più il caso di seguirli».
Un ragionamento che non fa una piega, è stato notato da tutti ormai insieme al fatto che i campioni nascevano giocando nelle strade e nelle piazze, liberi da vincoli e da moduli. Cosa che ora avviene nei paesi del cosiddetto terzo mondo dove si gioca scalzi e nella polvere. Senza arrivare a tanto sarebbe ora di far rinascere i settori giovanili, senza pensare alle cantere ma usando il metodo italiano che scovava campioni in tutto il Belpaese. E per questo servo uomini di sport come Mariotti.
Aldo Antola
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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