La protesta
Azzurri in serie nera Anche il modulo è in discussione
Dopo la partenza di Marsili ci sono state solo sconfitte Il dg Walter Devoti: «Possiamo uscirne solo con il lavoro»
Doveva essere la gara del rilancio per la Carrarese dopo la battuta d'arresto contro il Livorno. Quella di ieri a Prato si è tradotta, invece, nella quinta sconfitta consecutiva. È crisi nerissima per la formazione di Danesi che esce dal “Lungobisenzio” con le ossa rotte. Nelle ultime cinque gare gli azzurri hanno segnato solo 2 reti e ne hanno incassate 13, un'enormità. Per trovare una vittoria bisogna risalire alla sedicesima d'andata contro l'Olbia (4-1), quando ancora in campo c'era Marsili. La caduta libera della squadra è coincisa proprio con l'addio dell'esperto centrocampista. A questo punto c'è da pensare che l'apporto in campo di Marsili sotto il profilo tecnico-tattico fosse ancora più decisivo e fondamentale di quanto potesse apparire a prima vista. La situazione è grave ed impone umiltà ed una riflessione, vera, nei prossimi giorni, a partire anche dal modulo e dalle scelte dei giocatori. Senza più Marsili a garantire equilibrio, questo 4-3-3 si sta rivelando impossibile da sostenere. Sono arrivati i rinforzi, sono rientrati gli infortunati, ma il campo dice che, almeno attualmente, la squadra non è più in grado di sostenere questo tipo di calcio. O la proprietà, il gruppo marmo, ha la forza economica di fare una piccola rivoluzione, rinunciare a punti fermi, e garantirsi almeno un paio di centrocampisti di altissimo livello, oppure uscire da questo vortice negativo sarà difficilissimo, perché il girone di ritorno non perdona. Serve una riflessione anche per l'attacco, dove bisogna chiarire la posizione di Miracoli (una punta sulla carta importante, ma che è stata relegata a riserva), così come l'utilizzo di Del Nero che sulla fascia, dove serve anche rientrare e fare lavoro oscuro, appare in difficoltà. Gli esempi di Pinardi o Tavano possono servire: posizionati come rifinitori dietro la prima punta hanno corso meno, ma hanno fatto malissimo alla Carrarese. Per fortuna c'è ancora il tempo per salvare la stagione, ma bisogna fare prestissimo, perché una retrocessione in serie D sarebbe disastrosa. L'esempio della Massese insegna come sia difficilissimo tornare tra i professionisti una volta fatto il danno. Tornando alla partita, abbiamo chiesto un commento al dg Walter Devoti: «Purtroppo è stata una brutta partita, inaspettata, perché domenica scorsa al di là del risultato avevamo giocato bene. Ne prendiamo atto. Dobbiamo lavorare ancora di più. Io vedo che il gruppo lavora seriamente durante la settimana. Anch'io sono amareggiato, anche se temevo questa partita. Io per primo mi assumo tutte le responsabilità, perché a quanto pare non riesco a dare il contributo per come potrei al mister e alla squadra. Sono abituato a mettermi sempre in discussione. Il cambio del direttore potrebbe aver creato qualche problema».
Dici questo, perché noti poca serenità nell'ambiente? «No, vedo un gruppo di ragazzi seri che si allenano seriamente. Mi rimprovero di non aver forse fatto abbastanza». Anche prima del tuo arrivo però la Carrarese ha perso. «Io parlo per me. Conosco solo la ricetta del lavoro e della serietà. Pensavo di dare una mano maggiore alla squadra. Questa sconfitta mi lascia l'amaro in bocca. Non posso rimproverare nulla ai ragazzi. Andiamo avanti. Ho sempre sentito dire che l'obiettivo è salvarsi all'ultimo minuto».
Questa rosa, paragonata agli avversari, è veramente da salvezza all'ultima giornata o può in realtà fare molto meglio? «Quando ci sarà più serenità, potrà fare qualcosa di più, perché ci sono anche individualità importanti. Chiaro che quando non arrivano risultati, è tutto più complicato. Secondo me questa Carrarese può uscire fuori alla grande da questa situazione, col lavoro. Questa squadra ha bisogno di una vittoria».
In ottica mercato ti sei confrontato con la proprietà? «La proprietà è disponibile a fare investimenti, se sono investimenti che migliorano la squadra. Dobbiamo trovare elementi che vogliano venire e che facciano salire il livello della squadra. Devono essere giocatori che danno qualcosa in più, anche se la classifica non aiuta».
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