Il Tirreno

"Niciola” Menconi: guardate l’Empoli, che professionalità

Mario Menconi soprannominato Niciola
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Mario Menconi soprannominato Niciola

Carrarese, da 20 anni è accompagnatore della Primavera dell'Empoli:
«Ma quando segnalo un giocatore alla Carrarese, nessuno mi considera...»

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È un personaggio fuori dal comune Mario Menconi, carrarese doc, ma anche empolese di adozione dal 1980, visto che segue come accompagnatore ufficiale squadre del Settore giovanile dell'Empoli da oltre 25 anni, 20 dei quali passati con la Primavera. Il suo è un ruolo poco appariscente, ma di quelli comunque importanti per il buon funzionamento di una squadra, specialmente quando si parla di calcio giovanile, dove la crescita individuale dei ragazzi spesso deve andare di pari passo con risultati sportivi. Una prima curiosità interessante riguardante Menconi, conosciuto in città col soprannome di "Niciola", è il suo ottimo rapporto con Fabrizio Lucchesi, l'attuale azionista di maggioranza del Pisa che ha risollevato le sorti del club neroazzurro e che la scorsa estate, insieme a Gattuso, era stato ad un passo dal rilevare la Carrarese di Gigi Buffon. «Approdai all'Empoli proprio grazie a Fabrizio Lucchesi», ricorda Mario Menconi. «Io sono di Avenza e la San Marco era la mia squadra. Ci ho giocato fino al maggio dell'80, poi sono venuto via e sono andato ad Empoli. Lì ho conosciuto Lucchesi durante gli allenamenti della prima squadra. In quei contesti non si parla altro che di calcio ed è venuta fuori questa opportunità».

Il rapporto con Lucchesi è ancora ottimo? «Come potrei descrivere Fabrizio? Nella vita tutti hanno pregi e difetti e io mi metto in prima fila. Lucchesi è una persona che si è fatto proprio da solo. E' partito da fare l'allenatore nei vivai, passando a fare il responsabile del settore giovanile, poi un po' di prima squadra e piano piano ha fatto una grande scalata professionale. Lo considero una persona molto valida».

Sempre a proposito di Lucchesi - facciamo notare a Menconi - la scorsa estate sembrava certo il suo arrivo alla Carrarese. «C'eravamo incrociati proprio la sera quando stava tornando a casa dall'ultima riunione, prima che saltasse tutto. Siamo stati un'ora e mezzo a parlare proprio sotto casa sua. Mi diceva che per lui era una cosa fattibile, poi ci sono stati degli intoppi che non sta a me raccontare. Mi aveva fatto parecchi nomi di chi sarebbe dovuto entrare in futuro, cosa che poi non è più avvenuta. A Carrara tanta gente con cui ho parlato era contenta che la cosa non fosse andata a buon fine». Forse è stato un treno perso per la Carrarese, anche alla luce del grande campionato del Pisa? «Secondo me si, però nel calcio ognuno ha un suo modo di vedere, poi ripeto, nessuno conosce il futuro. Esistono mille cavilli e variabili. Oggigiorno le squadre sono aziende, non più società di calcio».

Tornando alla sua esperienza con l'Empoli, iniziò come accompagnatore delle squadre più giovani. «Ho incominciato con i bambini, ma erano già giocatori veri. Ricordo Dainelli, Pratali, Mastronunzio. Poi è capitata l'occasione giusta. Lucchesi mi chiamò e mi disse: "Non ti faccio fare la trafila, parti subito con la squadra Primavera, ci vuoi andare?". Io accettai. Nel campionato Primavera avevamo la squadra più forte d'Italia, ma in quegli anni vinceva il Perugia, perché aveva una squadra sempre più vecchia di noi. Addirittura un anno le nostre tre punte erano Mastronunzio, Toni e Di Natale. Col passare degli anni ho visto una marea di giocatori, nostri e delle altre squadre come Nesta, De Rossi, Aquilani, Abbiati. Tanti campioni arrivati in serie A. Nel 1999 finalmente siamo riusciti a vincere il campionato Primavera con Ezio Gelain allenatore e l'anno dopo, nel 2000, abbiamo vinto il Torneo di Viareggio con Luca Cecconi in panchina. Successivamente per tre-quattro volte siamo arrivati alle fasi finali del campionato o del Viareggio».

Il segreto di questa continuità? «Il lavoro e l'organizzazione del settore giovanile che parte dal direttore e coinvolge tutti: dirigenti, accompagnatori, fisioterapisti. L'importante è scegliere persone professioniste, anche i preparatori atletici o gli allenatori in seconda. Quest'anno la Primavera era allenata da Massimo Mutarelli, uno che sa cosa vuol dire giocare in serie A. Senza dimenticare anche la gestione di Alessandro Pane. Secondo me però un maestro su tutti è Ettore Donati che ora insegna a Coverciano (e che nel '92 portò la Primavera dell'Empoli a vincere la Coppa Italia, prima squadra di serie C a compiere l'impresa ndc). Dietro a queste vittorie c'è il lavoro di tutti. Ognuno deve seguire delle regole, dal magazziniere in poi. I ragazzi si sentono tutelati e imparano il modo giusto di lavorare. Detta così sembra facile, ma è tutto frutto di un'organizzazione fatta da gente che conosce il mondo del calcio. Ad esempio, quando andiamo in trasferta con pullman o aereo, ci portiamo dietro un'organizzazione più da prima squadra che da settore giovanile, mentre altre società vanno un po' allo sbaraglio».

A Menconi, che debuttò anche come accompagnatore della Prima squadra ai tempi del massese Silvio Baldini (allenatore dell'Empoli in serie B), chiediamo se abbia mantenuto rapporti con la piazza di Carrara. «Non so cosa dire. Quando giochiamo, tantissimi addetti ai lavori vengono a vederci. In passato ho fatto dei nomi: ragazzi della Primavera che vedevo pronti per il salto. Un nome su tutti: Davide Moro. Ha fatto per tantissimi anni tre serie B, serie A e gioca ancora. L'avevo consigliato quando era giovane agli inizi degli anni 2000, ma non fui mai considerato». Quindi con la Carrarese non c'è mai stato feeling? «Non mi considerano nemmeno, che devo fare? Quando vengo a vedere la squadra, non chiedo il biglietto a nessuno, pago il biglietto, vedo le partite e me ne vado. Non voglio niente da nessuno. Qui da noi vengono a giocare le squadre del settore giovanile e li conosco quasi tutti. Li vado a salutare, offro un caffè, faccio visitare il centro e non ho nessun rancore. Carrara, bene o male, è casa mia e quando posso, vedo la Carrarese, oppure la San Marco». Cosa pensa del momento attuale della Carrarese? «La squadra ha fatto buoni risultati. Mi piacerebbe vedere la Carrarese in serie B, perché è una piazza che farebbe anche 12-15mila persone allo stadio come minimo. Come sempre la base da cui partire è avere una società forte. Da dove ripartirei? Per prima cosa in assoluto lavorerei sul settore giovanile. Oggi giorno una squadra di serie C deve avere almeno cinque-sei ragazzi frutto del vivaio. Intanto servirebbero allenatori all'altezza, poi un atteggiamento diverso di tutto lo staff. Serve una società forte alle spalle che ti dà carta bianca. Servirebbero almeno tre anni per ripristinare e ristrutturare tutto: dirigenti, allenatori, osservatori e regole, tutto nuovo. Poi trovare l'allenatore giusto per la prima squadra e creare una coordinazione col vivaio e far maturare a piccole dosi i giocatori più giovani», conclude Menconi. Speriamo che chi rileverà la squadra (se qualcuno la rileverà) faccia tesoro di quanto detto da “Niciola”.

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