Toscana
Pinna: «Mi ci sono voluti due giorni per assaporare l’impresa»
MASSA. In casa bianconera è partito il conto alla rovescia per il secondo incontro tra il sindaco, Alessandro Volpi e il presidente, Giorgio Turba che dovrà dipanare la situazione di incertezza circa...
MASSA. In casa bianconera è partito il conto alla rovescia per il secondo incontro tra il sindaco, Alessandro Volpi e il presidente, Giorgio Turba che dovrà dipanare la situazione di incertezza circa la permanenza dello stesso Turba alla guida della Massese. Al momento può succedere ancora di tutto; quello che più conta, dopo il primo, interlocutorio, incontro di venerdì scorso è che di intraprenda una strada velocemente senza far passare troppo tempo. Detto questo, la squadra zebrata si gode l'inizio delle vacanze e si ritroverà per la cena di fine stagione il 10 giugno, allorché i membri della rosa e dello staff riceveranno l'ultimo stipendio. Frattanto con il tecnico Giampaolo Pinna, abbiamo ripercorso gli ultimi dieci giorni, quelli che hanno consegnato alla Massese la salvezza dopo l'impresa di Scandicci nei play out. «Diciamo che mi ci sono voluti un paio di giorni per comprendere appieno quello che siamo riusciti a fare - ha spiegato Pinna - . Ci siamo tolti tutti un grande peso finendo nel migliore dei modi possibile una stagione difficilissima tanto che a un certo punto la salvezza sembrava una chimera. Quando sono stato chiamato sulla panchina della Massese ho cercato di fare da collante per i ragazzi che si sono guardati in faccia, lasciandosi alle spalle tutti i problemi di spogliatoio e riuscendo a ricompattarsi. Da subito ho cercato di responsabilizzarli dicendo loro che sarebbero stati tutti allenatori della Massese e io ero lì per dare una mano, aiutarli a salvarsi e il mio arrivo ha dato alla squadra la giusta tranquillità».
Nonostante l'impresa della salvezza, Pinna ha ben chiaro quale sarà il suo futuro. «Continuare a fare l'allenatore ? Direi proprio di no - ha spiegato Pinna -, io voglio allenare i portieri perché posso dare molto sotto questo punto di vista proprio perché nella mia vita ho giocato in porta per tanti anni. Certo, ho fatto anche da secondo ad allenatori importanti e dopo questa esperienza so che potrei anche allenare una prima squadra, però non è nelle mie corde, nel mio carattere, preferisco lavorare con i portieri e mettere a loro disposizione tutta l'esperienza che ho maturato in trent'anni di calcio. Non è la salvezza che siamo riusciti ad ottenere che mi farà montare la testa, ripeto, non sono nato per fare l'allenatore».
Alessandro Tabarrani
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