Gioco
«Il Ponsacco mi ha cacciato mentre ero al ristorante»
MASSA. La vicenda dell'esonero del tecnico massese Rossano Alberti dalla guida del Ponsacco (serie D) ha dell'incredibile ed è la punta dell'iceberg di quanto succede nei campionati dilettanti mentre...
MASSA. La vicenda dell'esonero del tecnico massese Rossano Alberti dalla guida del Ponsacco (serie D) ha dell'incredibile ed è la punta dell'iceberg di quanto succede nei campionati dilettanti mentre ai massimi livelli del calcio volano milioni come bruscolini. Un esonero che, da quanto riferito dal tecnico, rischia di diventare un caso non proprio lusinghiero per la Toscana. Soprattutto nel modo in cui è stato attuato, lasciando il tecnico a piedi, senza il ristorante e senza mezzi per tornare a casa ed Alberti è stato costretto a chiamare amici a Massa per riportarlo alla sua auto a Ponsacco.
Abbiamo parlato con Alberti per avere conferma dell'accaduto e, anche se a malincuore, ha raccontato l'accaduto. «Prima di entrare nel ristorante mi hanno avvicinato il ds Luperini ed il presidente Donati comunicandomi l'esonero e l'abbandono della squadra immediato, adducendolo alla mia precedente dichiarazione alla stampa nella rituale chiacchierata del venerdì dove io mi sarei lamentato per la mancanza di rinforzi riguardo ai fuori quota, visto che erano usciti in tre, Andreotti, Pellegrini e Nuti senza nessun rientro e dunque mi son trovato ad utilizzare, con molti rischi, sempre i soliti. Erano arrivati giocatori che non sono fuoriquota. Ma credo che tutto fosse già programmato». E aggiunge: «Sicuramente, visto il lavoro che avevo fatto e portato la squadra oltre metà classifica, la società pretendeva di più ma hanno la memoria corta, non ricordano che in agosto la squadra è partita con un gruppetto di ragazzi ed ho fatto questo lavoro. Mi era stata chiesta una salvezza miracolosa e questo stavo ottenendo ed anche molto bene. Credo che mi avessero già “fatto fuori” a novembre, tutto premeditato, ero diventato scomodo, ma con la squadra nelle alte posizioni erano in difficoltà».
Aldo Antola
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