Il Tirreno

Carrarese»LA CRISI SOCIETARIA

di Luca Santoni

CARRARA. «Perpignano nuovo patron della Carrarese? Io non ho venduto niente». Così Raffaele Tartaglia, presidente e proprietario del 70% delle quote della Carrarese, alla notizia rimbalzata sabato...

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CARRARA. «Perpignano nuovo patron della Carrarese? Io non ho venduto niente». Così Raffaele Tartaglia, presidente e proprietario del 70% delle quote della Carrarese, alla notizia rimbalzata sabato sera di un accordo formalizzato tra l'ingegnere e l'imprenditore genovese Giuseppe Perpignano, ex presidente del Rapallo Bogliasco e del Barletta.

«Sono abituato a parlare delle cose quando sono fatte». Ha replicato al telefono Tartaglia da Torino, dove si trovava con la famiglia per assistere al concerto di Madonna. L'ingegnere di Benevento ha colto l'occasione per tornare nuovamente a spiegare i motivi dello stappo tra lui e il gruppo GVG Immobiliare, socio di minoranza della Carrarese Calcio. In queste settimane a più riprese abbiamo assistito ad una vera e propria guerra intestina alla società di piazza Vittorio Veneto, mai vista prima in 107 anni di storia.

Un conflitto combattuto con indiscrezioni al veleno, dimissioni, conferenze stampa, comunicati, contestazioni, riunioni, assemblee di cda, trattative segrete e soprattutto un costante batti e ribatti di accuse reciproche. Il casus belli, ormai è ampiamente noto, è una diversa interpretazione, da parte dei due soci, degli oneri e obblighi fissati nel contratto formalizzato a settembre. Già questo aspetto fa specie, perché a rigor di logica un contratto stilato a regola d’arte non dovrebbe essere interpretabile, ma produrre in maniera chiara rapporti giuridici fra le parti contraenti.

«Si tratta di una banalità disarmante». Sintetizza Tartaglia, che ribadisce il concetto espresso mercoledì sera durante la riunione straordinaria dei tifosi, tenutasi alla sala Amendola di Avenza: «L’accordo per me non è stato rispettato. Chi ha firmato il contratto con me non l’ha rispettato. Trovo triste che Buffon intervenga con i tifosi, dicendo di aspettare ciò che io deciderò di fare. Ci siamo scambiati dei messaggi un mese fa. Lui sosteneva una tesi, io sostenevo un contratto che è stato firmato. Dico anche che se questa storia sta continuando da ormai quaranta giorni è perché da questa situazione non se ne esce. Una cosa è certa: io non mi farò mai carico di oneri e obblighi degli altri. Ho iniziato il mio impegno con la Carrarese con determinati presupposti. Quali? Se la controparte mi autorizza, poi ne parliamo. Il fatto è che esiste un accordo di riservatezza su quanto abbiamo firmato, ma se la controparte vuole, io sono disponibilissimo a parlare pubblicamente anche di fronte ai tifosi, ma solamente con carte alla mano».

Tartaglia parla anche dell'iniziativa lanciata ufficialmente la scorsa settimana, per mettere in piedi un azionariato popolare: «I tifosi non se la devono prendere con me per questa situazione. L'azionariato popolare è sicuramente una grande cosa. Tanto di cappello a chi l'ha messa in piedi. Se ce la fanno, pago io l'atto notarile. Si tratta di un'iniziativa encomiabile, ma è anche una procedura molto complessa che necessita almeno di venti giorni. Mi fa tristezza ricevere messaggi di persone che mi ringraziano per quello che ho fatto nel breve tempo in cui sono stato alla Carrarese e mi fa altrettanto tristezza ricevere da altri messaggi di insulti, perché voglio “toccare” Buffon. Buffon è sicuramente il più bravo di tutti come giocatore e come portiere. Però su altre cose non è riuscito in eguale modo e non credo di offendere nessuno, dicendo questo». Infine una considerazione sul direttore sportivo azzurro Sandro Federico: «Federico è alla sua seconda esperienza nella Carrarese e, rispetto alla prima volta, con me è stato messo nelle condizioni di lavorare, dimostrando di saper fare un buon lavoro. Certa gente dovrebbe avere il coraggio di stare zitta e invece anche ora insiste a parlare. Questa è una storia triste ed è anche uno spaccato d'Italia, dove la gente vuole cercare a tutti i costi un colpevole, ma mai la soluzione dei problemi».

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