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Turano, i gemelli scendono in campo

Turano, i gemelli scendono in campo

Agli ordini di Ronchi Mattia e Manuel Fruzzetti e Gian Maria e Filippo Leone

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MASSA. Nel mondo del calcio sovente si utilizza il termine “gemelli del gol” per sottolineare una particolare propensione alla rete di una certa coppia di attaccanti (Pulici e Graziani del Toro scudettato del ’76 ne sono l’esempio più alto). Meno frequentemente però si trovano nella medesima squadra dei gemelli in quanto tali, per intenderci, dal punto di vista genetico; figuriamoci tre coppie di gemelli nella stessa rosa. Eppure questa curiosa e simpatica situazione si è verificata nella squadra Esordienti 2003 del Turano guidata dal bravo Roberto Ronchi, alle prese, in particolare, con due coppie di fratelli praticamente identici e difficilmente distinguibili (gemelli omozigoti tanto per usare il termine scientifico).

Si tratta dei fratelli Mattia e Manuel Fruzzetti e Gian Maria e Filippo Leone, senza contare Matteo Mainolfi che ha una sorellina gemella chiamata Martina, anche lei con le scarpette e la casacca del Turano. «Una situazione simpatica – dice Ronchi – tanto è vero che, in particolare per quello che riguarda i fratelli Fruzzetti, è praticamente impossibile riconoscerli; li riconosco dalle scarpe. Anche i Leone sono quasi uguali però, se li guardo bene, riesco a distinguere Gian Maria da Filippo.Giocano bene e devo dire che anche tecnicamente i Fruzzetti sono molto simili tanto che li faccio giocare sulla fascia sinistra uno più basso come terzino e uno più alto come attaccante esterno e tornante, però, ripeto, hanno caratteristiche davvero simili, magari, chissà, faranno la stessa carriera. Per quello che riguarda invece i Leone, Gian Maria gioca in porta quindi non ci sono problemi mentre Filippo può ricoprire il ruolo di centrale e anche di centrocampista. Avevo già avuto a Capezzano una coppia di fratelli gemelli, ma mai avevo allenato una squadra con due coppie di gemelli».

Peraltro i gemelli Fruzzetti sono pure ottimi velisti (gareggiano per il circolo Velico Marina di Massa) tanto che hanno partecipato ai campionati italiani. «Soprattutto quando mi trovo a dare indicazioni negli allenamenti – ha proseguito Ronchi – quando parlo con i Fruzzetti spesso accade di sbagliare magari rivolgendomi a Mattia pensando di parlare con Manuel e regolarmente vengo ripreso dai ragazzi. Comunque, al di là di tutto, è bello insegnare a questi ragazzi perché lo sport deve essere prima di tutto un’occasione di crescita, ognuno con le sue caratteristiche, con i suoi tempi e le sue capacità. Non bisogna preoccuparsi dei risultati, quelli sono l’ultima cosa quando si lavora con ragazzi giovani, l’importante è farli maturare anche dal punto di vista umano». (a.t.)

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