Gioco
Una Carrarese indomita ci crede fino in fondo: è blitz
In svantaggio a seguito di un gol-magia del Gubbio a metà della ripresa pareggia su rigore a 4’ dalla fine e poi vince all’ultimo dei 4 minuti aggiuntivi
CARRARA. Stavolta la Carrarese sorride nei minuti di recupero, di fatto andando controtendenza in merito a quanto segnato nella prima parte di campionato, quando dilapidò una caterva di punti proprio nella fase aggiuntiva di partita.
La vittoria di Gubbio può essere letta anche in questo modo, rimarcando quindi un importante pregio dei gialloazzurri: averci creduto sino in fondo e quindi “infischiandosene” dello svantaggio che li stava condannando (perdipiù avvenuto in modo rocambolesco) in un match che poteva, almeno fino a quel momento, considerarsi da divisione della posta.
Ma il calcio sa regalare anche magie e così stavolta è stato per la Carrarese che ha prima pareggiato su rigore quando il cronometro segnava 4 minuti alla fine, e poi vinto negli ultimi secondi del lungo recupero decretato dall’arbitro.
Una vittoria di sapore diverso da quella colta domenica scorsa nel derby ai Marmi con la Lucchese, dato che, con il Gubbio, la squadra ha giocato in maniera molto più tattica, anche il virtù del modulo adottato dagli avversari (un 4-1-4-1) che tendeva ad anullare, spesso riuscendovi, il gioco a centrocampo. Una partita, quella in terra di Umbria che, dopo un primo tempo assai incolore, a parte due affondi neppure consistenti dei locali, sembrava avviarsi verso un ennesimo pareggio, comunque ben accolto dalla truppa di Remondina, scesa con numerose assenze sul terreno del Barbetti.
È stato il gioco di prestigio di Marchionni (forse neppure lui credeva che il suo tiro potesse essere così efficace), a dare il “la” a un match non certo esaltante, anche se caratterizzato da ben sette ammonizioni, cinque delle quali a scapito del Gubbio.
Quando (correva il minuto 60) l’attaccante rossoblù, scendendo a saetta dalla fascia sinistra del fronte di attacco degli umbri, è giunto sulla linea di fondo dopo essersi bevuto tre avversari, tutti (lui compreso) hanno pensato che l’azione era finita. Invece Marchionni ha estratto il coniglio dal cilindro e, da posizione impossibile, ha infilzato Calderoni & C. che qualche “mea culpa” se lo sono imposto.
Mezz’ora alla fine, Carrarese in svantaggio, gioco a tratti anche asfittico, partita segnata.
Ingredienti che, trascurando un vecchio adagio del mitico Vujadin Boskov, ossia «partita finita quando arbitro fischia», davano l’idea che i giochi erano ormai fatti.
Ma il calcio sa confezionare di tutto, nel bene e nel male, e quindi ecco che, una partita sbloccata da una “invenzione”, si è presto trasformata in una esaltante rimonta, per il cui costrutto sono stati utilizzati tutti i minuti ancora a disposizione, recupero compreso.
La Carrarese non si è arresa, anzi. Appena subìto il gol, i vari reparti hanno fatto quadrato e stretto i ranghi.
Pochi minuti per vedere trasformata la squadra. Ha iniziato a farlo il neo entrato Beltrame che, dopo insistita azione corale dalla destra, ha staffilato un tiro uscito di un niente.
Preludio del gol che era nell’aria, al 78’, quando, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, dal grappolo di giocatori radunati in area del Gubbio si intravvede una deviazione vincente. Urlo liberatorio dei gialloazzurri, però subito ricacciato in gola dall’arbitro che, su imput del guardalinee-donna, annulla il punto.
Si arriva all’86’: la Carrarese ci crede e spinge ancora. Al limite d’area del Gubbio c’è mischia e l’arbitro, a due passi, vede un fallo di mano: rigore che poi trasformerà il solito Cellini.
Potrebbe essere davvero finita, ma non è così. Vengono assegnati 4 minuti di extra time e la Carrarese non demorde. Gioca come se stesse ancora rincorrendo il pareggio. E viene premiata da colui che non ti aspetti: è il 94’ e, all’ultimo affondo, la squadra gialloazzurra vince grazie alla zuccata di Teso.
Esattamente due anni dopo (era il 24 marzo 2013), la Carrarese torna a espugnare Gubbio: all’epoca fu il gol di Orlandi a regalare il successo ai gialloazzurri.
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