Il Tirreno

Francini pensa ai giovani «Insegno la scuola Toro»

di Alessandro Tabarrani
Francini pensa ai giovani «Insegno la scuola Toro»

L’ex terzino della Nazionale dice sì al progetto Camaiore. E ricorda Massa

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MASSA. Il calcio massese continua a sfornare un numero di giocatori invidiabile alle varie categorie, nonostante i vivai delle squadre della massima serie sembrino essersi persi dinanzi all’invasione degli stranieri a seguito di quella sentenza Bosman che ha rivoluzionato (in peggio) il calcio. Giovanni Francini, classe 1963, non ha mai amato essere al centro dell’attenzione essendo una persona assai riservata (resta un grande amico di Maradona, come quasi tutti i giocatori che hanno avuto la fortuna di essere nelle squadre del pibe de oro, con cui si vede spesso lontano dalle attenzioni mediatiche). Ma sul campo sapeva farsi rispettare, anzi dimostrava di avere la stoffa del vero campione.

A parlare, per lui, c’è il suo curriculum che parla di uno scudetto, di una coppa Uefa e di una supercoppa italiana vinte con la maglia del Napoli, vantando pure otto presenze in nazionale: l’esplosione di un mostro sacro come Maldini ne ha impedito un utilizzo ben più frequente sebbene l’allora ct azzurro Azeglio Vicini lo volle nel gruppo che partecipò agli Europei del 1988. In un’altra nazionale sarebbe stato titolare inamovibile. Roba da top player come vengono definiti oggidì i campioni con la C maiuscola, ma anche i presunti tali che raggiungono la ribalta grazie agli sponsor.

Era uno che si faceva sentire quando era in campo Francini, oggi invece l’ex terzino ha assunto il nuovo ruolo di responsabile del settore giovanile del Camaiore assieme ad Alessandro Pierini. Suo il compito di formare nuovi calciatori, insegnandoli non solo come si stoppa la palla. Abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere sul momento di grande fermento (positivo o negativo si vedrà) del calcio italiano reduce da batoste financo imbarazzanti lontano da casa. Un tuffo nel passato, con lo sguardo però che va oltre il presente per accarezzare il futuro.

Di cosa ti stai occupando attualmente?

«Da circa un mese o poco più sono diventato responsabile del settore giovanile del Camaiore assieme a Pierini. Il nuovo presidente ci ha chiamati e sono ben lieto di poter dare il mio contributo alla crescita dei giovani».

In questo momento il calcio italiano in generale sembra aver abbandonato i settori giovanili. Sei d’accordo?

«In Italia sono davvero poche le squadre che puntano sul settore giovanile e questo si è ripercosso con le prestazioni delle nostre squadre a livello internazionale senza contare i risultati della nazionale. Puntare sui giovani è determinante per arrivare a certi risultati, non a caso le nazioni che sono cresciute di più sono la Spagna e la Germania che hanno capito come i risultati si ottengano valorizzando i talenti locali e ci sono arrivati dopo aver preso delle sonore bastonate. Per tornare a vincere a tutti i livelli il calcio italiano deve fare la stessa cosa».

Puoi ben dirlo visto che facevi parte del settore giovanile del Torino che negli anni ’80 era uno tra i più importanti d’Europa…

«Assolutamente, ai miei tempi il settore giovanile granata era tra i più importanti in assoluto, poi anche il Toro per molti anni, anche a causa delle vicende societarie che l’hanno coinvolto, aveva perso questo serbatoio di talenti. Oggi fortunatamente si comincia a rivedere un settore giovanile di livello mentre, viceversa, era cresciuto molto il settore giovanile della Juventus ai tempi di Moggi che aveva dato tanti giocatori a tante squadre. Ora invece mi sembra che si sia tornati a puntare su giocatori più esperti».

Hai fatto parte di quella serie di giocatori massesi che hanno dato un contributo molto importante al calcio di serie A. Come mai, ala Massese non riesce ad edificare le sue fortune proprio sui suoi talenti?

«Non c’è molta voglia di investire sui giovani. L’anno scorso era entrato un personaggio importante come Mussi con cui ho parlato e che quest’anno se n’è andato. Evidentemente non sono stati rinnovati certi impegni e questo è un peccato perché un lavoro importante viene lasciato a metà e questo favorisce le società toscane che riescono a portare nei loro settori giovanili tantissimi ragazzi di Massa molto promettenti».

Oggi per fare un settore giovanile all’altezza servono risorse importanti...

«Ci vuole coraggio per investire sui giovani, invece in Italia, soprattutto le società più importanti, preferiscono prendere stranieri o giocatori già fatti spendendo comunque molti soldi. Ripeto, si tratta di avere coraggio e investire di più sui giovani e se si lavora bene i risultati arrivano da soli».

La Federazione ha deciso di ripartire da Tavecchio è stata una scelta giusta?

«Un’altra domanda non ce l’hai da farmi?». Più chiaro di così...

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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