Sicurezza
Piccinini style, sognando il mondiale e l’arrivo di un figlio
La schiacciatrice azzurra si è raccontata a un settimanale «Ora penso solo alla pallavolo, per il futuro non c’è fretta»
MASSA. Tra meno di tre mesi proverà a vincere il suo secondo mondiale, non fa promesse e nonostante sia una delle schiacciatrici più brave resta con i piedi ben piantati per terra. Francesca Piccinini, detta Picci, ha 35 anni. Può chiudere la sua esperienza in nazionale, dopo ben 469 presenze, col botto. Era il 1995 quando fu convocata per la prima volta, esordendo in un match contro gli Stati Uniti, perso dalle azzurre con il risultato di 3-1. Picci si è raccontata al settimanale del Corriere della sera Io donna, rivista patinata che l’ha messa in copertina proprio un paio di giorni dopo la debacle di Balotelli e compagni. Lei ha parlato poco del passato, tanto del presente e si è augurata un futuro da mamma e da stilista.
Le passioni. La cosa a cui Picci non sa resistere sono le scarpe con il tacco. «Ne avrò 200 paia - dice rispondendo a una domanda del settimanale -, ma ho il 42, difficile trovarle. Le compro anche piu piccole, mi fanno male e non le metto». Oltre le scarpe Francesca rivela un animo da artista: «Amo dipingere quadri astratti a olio, rispecchiano il mio stato d’animo. Tra gli artisti contemporanei ho un debole per Banksy e Pao. Poi ci sono i viaggi, ho girato il mondo con il volley ma ho visto solo palestre e aeroporti. Appena avrò tempo di fare la turista e fermarmi più di quattro giorni in un posto voglio tornare ovunque sia stata. Cominciando dagli Stati Uniti. Sogno di farli coast to coast, di visitare San Francisco».
Imprenditrice a Massa. La Piccinini parla anche del suo impegno a Massa, dell’attività che ha aperto poco tempo fa con la sorella Chiara, non pentendosi della scelta fatta nonostante la crisi che sta soffocando il nostro paese. «Se non si fa qualcosa muore tutto. Io non mi arrendo mai. Bisogna fare un passo alla volta e andare avanti».
L’amore. Picci è una bella donna. Davvero bella. Normale che il discorso, oltre che allo sport, viri sull’amore. E qui Francesca dà il meglio di sé come risposte. «Dal punto di vista sentimentale sono serena e tranquilla. Penso sia una fortuna avere vicino una persona che rappresenta l’altra tua meta». Anche sull’uomo ideale ha le idee chiare: «Sono sempre più esigente. Voglio rispetto e onestà. Dall’esterno tante coppie sembrano perfette, ma non è cosi. Chi avrebbe mai detto che Buffon e la Seredova si sarebbero lasciati? E se ci si assomiglia troppo poi ci si annoia».
Voglia di un figlio. Francesca vuole un figlio e lo dice con tanta emozione. «Nel 2005 ho scritto un libro che parlava della mia vita da atleta. E l’ho dedicata a mio figlio. Però bisogna farlo con la persona giusta. Dopo i mondiali sarebbe un bel regalo».
Consapevolmente bella. È alta un metro e ottantacinque e pesa settamta chili. Una statua vivente che considera il suo corpo come qualunque atleta, ma non fino al punto da diventarne schiava: «Il mio corpo - continia la sua intervista a Io donna - mi piace e lo curo bene. Lo tengo in forma, uso i cosmetici giusti. A tavola sono una buongustaia e non mi privo di niente. Senza esagerare pero» E sulla chirurgia estetica? «Chi non si sente a suo agio con il proprio corpo fa bene a ricorrervi. Ma ci vuole buonsenso: impossibile tornare indietro».
Ora c’è solo la pallavolo. A parte le olimpiadi la piccinini ha vinto tutto, anche il mondiale. Non per questo non vuole con tutte le sue forze riconquistare il titolo iridato. I presupposti ci sono, del resto: come a Berlino (2002) la nazionale lo stesso commissario tecnico di oggi, Marco Bonitta. E Picci a trentacinque anni si diverte, allenarsi non le pesa e affronta tutto ancora con grande entusiasmo. «Il mio segreto è pormi degli obiettivi. Uno dopo l’altro. Eccoli: i mondiali, le finali di coppa Italia, le finali scudetto. Poi si vedrà». La determinazione è l’arma che l’ha portata fin qui, apprezzata oltre che per la sua tecnica per la sua determinata semplicità. Determinazione che a 18 anni l’ha portata a lasciare l’Italia per tentare l’esperienza all’estero, andata a giocare in Brasile, a Curitiba. «Non so se ho avuto coraggio, curiosità o Incoscienza, so solo che ho preso quell'opportunità al volo come ho fatto poi altre volte nella vita. In quella stagione ho imparato molto. In campo e fuori. In Brasile la pallavolo ha squadre molto forti. Nella mia militavano buona parte delle giocatrici nazionali e l'allenatore era l'attuale commissario tecnico della nazionale maschile. Ho migliorato la tecnica, le prestazioni atletiche. Sono anche cresciuta più in fretta come donna perché ho imparato a cavarmela da sola».
L’importanza della famiglia. Spronata dalla giornalista Picci parla anche dei giovani d’oggi, definiti da qualche politico non proprio lungimirante dei bamboccioni. «Consiglio un'esperienza all'estero ai ragazzi. Anche se è importante avere una rete di protezione per evitare la caduta libera in caso di errori. Come una famiglia solida alle spalle. La possibilità di avere qualcuno di fiducia cui chiedere consiglio. E oggi con Internet e le nuove tecnologie le distanze reali non sono più quelle di una volta».
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