Il Tirreno

«Ecco perché ho lasciato la Massese»

di Alessandro Tabarrani
«Ecco perché ho lasciato la Massese»

Roberto Mussi, ex vicepresidente, spiega i retroscena delle trattative con il Comune: «Accordi non rispettati»

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MASSA. «Erano stati presi degli accordi con la cordata che ha guidato la Massese quest'anno, in pratica dovevamo presentare il conto al sindaco per attuare certe condizioni, tipo la messa a norma dello stadio, ma nulla di questo è accaduto quindi abbiamo deciso di andare dal notaio per firmare il mandato a vendere le nostre quote». Parla Roberto Mussi, ex vice presidente della Massese e dimissionario responsabile del settore giovanile, che, in questi giorni di incertezza sul futuro della società bianconera, ha deciso di spiegare l'abbandono suo e degli ex soci di Giorgio Turba, l'unico rimasto in sella e in questi giorni impegnato a ridare un volto nuovo al sodalizio apuano, tra mille difficoltà.

«Le dimissioni erano state date da tutto il gruppo - ha aggiunto Mussi - invece da un giorno all'altro qualcuno ha deciso di cambiare idea, giustamente, per carità, non mi sento di rimproverare nessuno, per quello che ci riguarda invece abbiamo deciso di restare sulle nostre posizioni a meno che non si verificassero le condizioni che ho detto, ciò che non è avvenuto».

Si torna dunque a parlare della convenzione per lo stadio degli Oliveti.

«Una decisione presa perché non si poteva firmare una convenzione per un impianto non a norma dove non si potevano prendere delle responsabilità personali - ha ribadito l'ex vice campione del mondo -, una mossa che alla fine si può dire che ci si è ritorta contro visto che si sono organizzati senza di noi».

Ma non solo le condizioni dello stadio degli Oliveti hanno portato all'addio del gruppo di cui Mussi faceva parte. «Successivamente - ha spiegato ancora Mussi - avevamo deciso di dare ancora una mano alla Massese anche senza essere soci, con il settore giovanile, garantendo una continuità progettuale ai ragazzi di Massa gestendo lo Sporting Massese e dando i ragazzi alla Massese gratuitamente nel passaggio dagli Allievi alla Juniores, tuttavia, non so per volere di chi, ma immagino, non è stato voluto. In cambio dovevano solo darci il nome Massese. Eravamo anche disposti ad entrare nei nuovi quadri con uno dei cinque soci per continuare a restare effettivamente nella Massese. Non so, si vede che l'obiettivo era di fare fuori personaggi scomodi, come Roberto Mussi ad esempio, visto che sono una persona per bene ma che non si fa imporre scelte che non ritiene giuste».

Ciò nondimeno, Mussi così come gli ex soci di Turba, lasciano una porticina aperta ad un eventuale dialogo.

«Per quello che ci riguarda la decisione è presa - ha ribadito l'ex granata - però se dovessero chiamarci a determinate condizioni non negheremo certo un colloquio. Personalmente sono una persona che dà fiducia e porta rispetto, la mia carriera ne è un esempio, non ho fatto mai polemiche e non sono mai mancato di rispetto a nessuno, però quando vengono a mancare i valori da parte degli altri, allora non ci sto».

E ancora. «Dopo due anni nella Massese - ha proseguito Mussi - ho sempre detto che la cosa fondamentale è il settore giovanile perché senno è come costruire un palazzo e dare importanza all'attico lasciando perdere le fondamenta. Ci sono società che vivono con il settore giovanile andando avanti in serie A e in serie B sfruttando il settore giovanile, non si capisce perché a Massa non possa accadere la stessa cosa visto che il nostro territorio da sempre è ricco di bravi giocatori. L'obiettivo era di dare a questi ragazzi una struttura idonea evitandogli di andare a giocare altrove. Invece ogni anno si butta all'aria tutto, con questa incertezza. E' un peccato, in due anni è stato fatto un lavoro importante e i risultati si sarebbero visti, invece ora i ragazzi migliori stanno scappando. Troppe persone a Massa cercano fama o gloria sminuendo il lavoro degli altri, quello che nel mio caso non è stato capito è che Roberto Mussi la sua gloria l'ha già avutoae quello che ho fatto è stato solo per dare qualcosa a questi ragazzi, per farli crescere, altri invece lo fanno solo per obiettivi personali. Comunque speriamo che la Massese abbia un futuro roseo e di gradi risultati, però ogni anno si dicono sempre le solite cose e questo mi dispiace perché sono cresciuto nella Massese e la Massese mi ha lanciato, ho cercato di dare il mio contributo ma purtroppo, a questo punto, c'è da dire che abbiamo sbagliato tutto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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