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Più Fatih, meno parole: è il nuovo corso

Più Fatih, meno parole: è il nuovo corso

Il giovane attaccante macedone simbolo della riscossa azzurra: «Mi sembra tutto un sogno, non svegliatemi»

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CARRARA. Più Fatih... meno parole. Non c'è slogan migliore per descrivere il nuovo corso giallo azzurro targato Gianmarco Remondina.

La copertina di questa importante vittoria in rimonta con il Sudtirol infatti è tutta per lui, l'attaccante di origini macedoni Fatih Ademi, classe '94, uno che Turotti, al quale bisogna darne pieno merito, ha pescato dai campi della serie D, più precisamente nel Darfo Boario, dove lo scorso anno ha segnato 12 gol.

Eppure per il giovanissimo attaccante l'approccio con il professionismo non era stato dei migliori: continui infortuni nella preparazione, tant'è che molti cominciavano a parlare di oggetto misterioso. E invece la magnifica doppietta di ieri, con un grande stacco di testa sul primo gol e una girata da rapace d'area di rigore sul secondo. Una vera e propria favola con il ragazzo che arriva in sala stampa visibilmente emozionato e quasi incredulo: «Mi sembra di vivere un sogno - afferma - se è cosi, vi prego non svegliatemi. Una giornata così anni fa potevo solo sognarmela e invece è tutto vero. Sono contentissimo anche perché grazie a questa doppietta la squadra ha portato a casa una vittoria importantissima che ci consente di avere piu fiducia per il futuro. Sui gol nel primo è stato bravo Mancuso a mettere un cross praticamente perfetto, sul secondo c'è stata una mischia strana, ho visto la palla e ho tirato in porta. Quando ho visto la palla entrare, beh, nemmeno ci credevo e mi pareva di sognare».

Un sogno pero' maturato grazie al grande lavoro: «Non vi potete nemmeno immaginare - afferma Ademi - come sia stato difficile il passaggio dalla serie D alla C1. Nei professionisti cambia tutto, il modo di allenarti, soprattutto la tattica e non è facile imparare. Poi sono stato condizionato da diversi problemi fisici che non mi hanno consentito di esprimermi al meglio. Ma ero convinto che prima o poi toccasse anche a me una chanche. A Busto Arsizio ho fatto una pessima partita, condizionata da una gomitata che ho preso appena entrato, beh questa volta direi che è andata bene».

Una dedica per il gol?

«Direi prima di tutto alla mia famiglia che mi è sempre stata vicino. Adesso devo continuare cosi impegnandomi e lavorando giorno dopo giorno».

Una scoperta quella di Ademi fatta dal direttore generale azzurro Sandro Turotti che racconta: «Due anni fa - afferma - alcuni addetti ai lavori mi avevano parlato di questo giovane ragazzino che stava facendo grandi cose nell'Eccellenza lombarda. Ho deciso di seguirlo da vicino lo scorso anno con il Darfo Boario e mi sono da subito convinto che poteva fare al caso della Carrarese. Noi l'abbiamo preso in ottica della serie C2 poi c'è stato il ripescaggio ed è chiaro che lui ha fatto un po' di fatica perché ha dovuto affrontare un doppio salto di categoria e oltretutto è stato condizionato pesantemente da alcuni infortuni. Ora ce lo godiamo, ma è chiatro che deve ancora lavorare sodo e non montarsi la testa».

Un Turotti quindi molto più rilassato, contento per la reazione della squadra dopo il gol subìto: «Credo - afferma - che la Carrarese abbia disputato un buon primo tempo tenendo testa a una compagine come il Sudtirol che a inizio anno era stata costruita per arrivare tra i primi cinque posti. Poi è arrivato questo gol preso in contropiede con l'aria che si era fatta pesante. Sembrava un copione già scritto e invece c'è stata una grande reazione della squadra che ha portato nel giro di cinque minuti a un uno-due micidiale. Finalmente siamo riusciti a vincere di nuovo in casa con un successo sofferto e rocambolesco che pero fa ancora più piacere. Come ho detto dopo Busto Arsizio non siamo fenomeni ora, non eravamo brocchi prima. Siamo una squadra che puo arrivare dal settimo al dodicesimo posto, se saremo bravi potremo arrivare settimi o giu di li, altrimenti piu giù. Ma non ultimi».

Quindi tutto fuorchè quel che disse Braghin, “una squadra di C2 che gioca un C1”: «La sua fu un'uscita infelice, ammise pure lui l'errore e sono sicuro non volesse dire una frase del genere. Voleva dire che siamo una squadra giovane e che serve pazienza con i giovani. L'esempio è Ademi, sembrava un oggetto misterioso, ora la copertina è sua».

Luca Bardini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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