Il Tirreno

La Carrarese prova a tornare all’antico

La Carrarese prova a tornare all’antico

Gian Marco Remondina ha nel dna un certo tipo di calcio: corsa, aggressività, tentativo costante di imporre il gioco

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CARRARA. «Nella scelta di arrivare a Carrara ha influito molto aver giocato con la maglia azzurra per diverse stagioni. Conosco l'ambiente e credo fortemente nel progetto di Gigi Buffon e del direttore generale Sandro Turotti, che sono molto motivati nel costruire qualcosa di importante e serio». Sono le motivazioni, la cultura del lavoro e l'attaccamento alla maglia azzurra le note dominanti di questi primissimi giorni di Gian Marco Remondina come nuovo tecnico della Carrarese. Come giocatore, era quasi l'opposto rispetto al suo predecessore Maurizio Braghin: l'uno, Braghin, tecnico, tatticamente poco inquadrabile, fantasista; l'altro, Remondina, sempre pronto a correre e raddoppiare, uomo ovunque e al pari di altri come Pirin Menconi determinante nel garantire equilibrio in squadre che spesso schieravano due punte di ruolo (Zerbio, Bressani o Del Nero il primo anno nell'81-82; Bressani, Del Nero o Araldi; poi negli altri due anni Cacciatori diventò il riferimento centrale), ma anche un tornante alla Corsi, un fantasista come Ottonello o un "8" offensivo alla Lombardi. Orrico, magari in vantaggio, non ci pensava due volte a mettere la terza punta. Tanto c'era chi correva. E tanto.

Altre stagioni, altra Carrarese, ma dalle prime parole si capisce che il modello che Remondina ha in mente, seppure aggiornato al calcio di trent'anni dopo, è nelle linee fondamentali quello della Carrarese degli anni d'oro, che era sì anche tecnica e aveva interpreti d'eccezione, ma che soprattutto copriva al massimo ogni zona del campo ed era eccezionale nell'imporre il proprio ritmo. «Ritengo che in rosa - ha detto fra l'altro Remondina - ci siano giocatori con dei valori importanti per la categoria, ma bisogna ricreare entusiasmo in un ambiente insoddisfatto e sarà importante il sostegno di tutti, società, staff tecnico, tifo per cercare di stare vicini alla squadra. L'atteggiamento dei ragazzi sarà fondamentale, voglio che escano dal campo sfiniti e stanchi. Inoltre ho già parlato con loro ed ho detto che le espulsioni sin qui rimediate sono troppe e già domenica prossima dovremo fare a meno di tre giocatori squalificati. Da questo punto di vista serve una controtendenza, non possiamo permetterci di rimanere in dieci uomini».

In effetti, a proposito di espulsioni, sono state sicuramente determinanti a Vicenza, in casa con la Reggiana e a Lumezzane; contro il Savona sono arrivate con la Carrarese già sotto 3-1. Ma le espulsioni sono state frutto di una squadra presa in contropiede, sbilanciata, oppure attaccata con più uomini (come a Lumezzane la prima ammonizione di Nodari, la seconda è arrivata per un rimpallo sull'arbitro). La scelta di Braghin, un 4-3-1-2, o 4-3-2-1 senza incontristi veri, non ha premiato, la squadra si è spesso sbilanciata e a fronte di un simile atteggiamento un po' spregiudicato, non vi è stata adeguata risposta in termini offensivi: anzi, la squadra è stata sette giornate a secco. Segno che di problemi ce ne sono eccome. Ma il calcio è anche entusiasmo, applicazione, voglia, come dimostrato contro l'Entella.

E allora sotto con il lavoro, come predica Remondina, che ha dieci giorni per pensare a come sostituire gli squalificati Tognoni, Benassi e Belcastro, oltre agli infortunati Vannucci e Cellini.

Sarà importante il recupero di Brondi, che garantisce equilibrio, ma bisognerà anche ritrovare più feeling con il gol e ridare solidità alla difesa, che nelle ultime due gare ha subìto sette reti.

Troppe.

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