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Azzurri, poca qualità e troppi doppioni

Azzurri, poca qualità e troppi doppioni

Ma il direttore smentisce che ci sarebbe stata la possibilità di arrivare a Cori: «Lo avrei voluto a Cremona»

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LUMEZZANE. La Carrarese, come a Vicenza (e in parte come con la Reggiana) è costretta a giocare gran parte della gara in dieci, per l’espulsione del portiere Nodari, due ammonizioni nel giro di 16’, sulla seconda è anche rigore, che però Di Vincenzo, bravo, neutralizza.

Una Carrarese che soffre di sterilità offensiva cronica: Mancuso è involuto, Merini, che nell’ultimo anno e mezzo ha segnato solo un gol, sta ancora attraversando una crisi che sembra non avere fine, si dà un gran daffare, ma gli manca lo spunto decisivo, certamente lo potrà trovare ma non c’è più tempo. Così Cellini, un oggetto misterioso, doveva essere l’uomo in più e invece non c’è mai, Ademi in panchina, Nikodijevic altro giocatore che non sembra ancora adatto alla C1. Al direttore generale Turotti chiediamo se è vero che c’era la possibilità di prendere Cori: «Assolutamente no, a me nessuno mi ha prospettato Cori, pensi che lo volevo portare alla Cremonese due anni fa, e l’anno scorso l’ho suggerito io all’Entella». Ma non crede che a questa squadra manchino anche centimetri, là davanti, visto che comunque Nikodijevic è quasi sempre assente e comunque non appare pronto? Ribatte Turotti: «Non è un problema di centimetri, è un problema diverso: di crederci, di non avere paura, probabilmente ci sono anche problemi di singoli, ma quando ci sono certe prestazioni, è tutto il complesso che lascia a desiderare». L’analisi del direttore Sandro Turotti, come diciamo anche in altro articolo, parte dai numeri, impietosi: da sette giornate la squadra non segna (anche perché tira con il contagocce), e se finora subiva poco, anche la difesa è andata in tilt, ma non è un caso, Calvi pur con tutti i problemi di tenuta atletica almeno garantisce copertura, il Geroni attuale invece non ha passo, non ha corsa, non dà copertura. Il problema è che Braghin queste cose le dovrebbe sapere bene, se la squadra non garantisce copertura, dovrebbe tutelarsi, e invece conosce un solo schema: o il 4-3-1-2, o la variante 4-3-2-1, finendo così per regalare costantemente la superiorità numerica a chi, come il Lumezzane, gioca con i cinque in mezzo. I rossoblù bresciani, che certo non sono irresistibili, hanno passeggiato, al di là del vantaggio legato alla superiorità numerica, dovuta però anche a un’ammonizione, la prima, superflua da parte di un Nodari non impeccabile anche se non certo più colpevole di altri.

Braghin che, dopo il gioco spumeggiante di un paio di partite di coppa e San Marino, non ha più saputo dare forza e coraggio alla squadra azzurra: molti continuano a ripetere che contro l’Entella la Carrarese era andata bene, magari come intensità e voglia sì (e a Lumezzane non c’è stata traccia di queste caratteristiche), ma non certo come pericolosità, precisione, fisicità. La Carrarese è una squadra poco fisica, che utilizza come esterni di centrocampo due brevilinei che al massimo possono fare, rispettivamente, il terzo in un attacco a tre (Tognoni) o il trequartista (Belcastro, ma allora Dettori e Beltrame cosa sono stati presi a fare?). Manca un incontrista da affiancare a Calvi, manca soprattutto qualità a centrocampo e in attacco. A gennaio la squadra potrebbe già essere ultimissima in modo irrimediabile, però non crediamo che Gigi Buffon voglia ancora affidarsi alla coppia Turotti-Braghin. (m.b.)

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