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Turotti: quello di Braghin solo uno sfogo

Turotti: quello di Braghin solo uno sfogo

Il direttore: si va avanti compatti, c’è piena fiducia nel mister e in questo gruppo, dobbiamo migliorare e lo faremo

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CARRARA. In casa azzurra, la parola passa di nuovo al direttore generale Sandro Turotti. Il campionato è appena iniziato e domenica bisogna presentarsi al meglio contro il Venezia. Ovviamente tengono ancora banco le dichiarazioni rilasciate da Maurizio Braghin domenica nel dopo partita («Siamo una squadra da C2»).

Direttore, ha spiegato alla proprietà (ovvero Gigi Buffon) quanto è accaduto domenica?

«Certo. Le dichiarazioni di domenica sicuramente non hanno fatto piacere a nessuno. Ho letto anche di qualche ragazzo che ha avuto qualche problema con i tifosi e sono cose che non fanno sicuramente bene. Penso che prima di fare certe esternazioni bisognerebbe contare fino a dieci. Vorrei ricordare anche cosa rispose proprio Braghin durante la presentazione della squadra ad una domanda di Tinfena riguardo le piazze di Vercelli e Carrara».

Effettivamente lo scorso 6 settembre durante la presentazione della squadra allo stadio dei Marmi il tecnico Braghin disse che «qui (a Carrara ndc) con tutto il rispetto di Vercelli, ci sono basi migliori».

Torniamo al direttore Turotti che spiega: «Bisogna interpretare le parole di domenica come uno sfogo a caldo del mister. Ho parlato con la proprietà proprio per spiegare questo. Braghin è stato scelto anche per questo suo aspetto caratteriale, che a volte può essere particolare, ma tutti noi conosciamo la sua onestà, la sua voglia di lavorare e le sue grandi doti. Penso che uno non può dire una cosa a settembre e un mese dopo con lo stesso gruppo dirne un'altra. La verità come sempre sarà nel mezzo. Non andiamo alla caccia di streghe o situazioni strane. Tutto quello che abbiamo fatto in questi mesi è come ho spiegato io: abbiamo sempre concordato tutto, fatto tutto con condivisione, c'è sempre stata unità d'intenti, non abbiamo mai preso in giro tifosi, giornalisti né giocatori. Sappiamo che c'è da lavorare, ma crediamo in questo gruppo. Questa è la verità. Poi se c'è qualcuno che non ci crede, è giusto che vada a fare altre cose per rispetto dei nostri tifosi e di tutti, ma non penso che sia il caso di questo gruppo né dell'allenatore, né della proprietà».

Buffon ha commentato questa situazione?

«Con Buffon abbiamo fatto il punto e penso che questa sia la cosa forse meno interessante, ma sicuramente più importante. Sono stati fatti dei miglioramenti, ma ne dobbiamo fare ancora tanti per questo processo di organizzazione che la società ha deciso di fare in tutte le proprie aree. Per quanto riguarda questa esternazione, nessuno si aspettava uno sfogo del genere, però anche Buffon ha avuto modo di conoscere il mister. E' consapevole delle qualità dell'allenatore, ma anche del suo modo sanguigno. Caratterialmente il mister sente molto la partita, ci tiene molto, vuole sempre fare bella figura, vuole sempre risultati e quando non arrivano ha a volte esternazioni non proprio belle e simpatiche come ieri l'altro. Comunque quelle parole vanno prese in una certa maniera, probabilmente il mister poteva spiegare il suo concetto in modo diverso. Le sue parole sono state frutto di un momento particolare, tutto qua».

Con Braghin invece ha parlato?

«No, non ancora parlato col mister, lo farò domani (oggi per chi legge ndc)».

Esiste il rischio che le parole di Braghin possano incrinare il rapporto di fiducia con i giocatori?

«No. Anche i giocatori conoscono il mister. Qui ci sono giocatori che ha voluto anche il mister, gli acquisti sono stati condivisi con lui. I giocatori conoscono la correttezza del mister e che dice certe cose solo per stimolarli».

Ci conferma quindi che la posizione di Braghin non è traballante?

«Lo dico in maniera molto chiara. Non c'è nessuna situazione traballante. Il mister lo conosciamo. Se lui, come ha sempre detto finora, ci crede e vuole lavorare con questa squadra, non ci sono problemi».

Domenica arriva il Venezia dell’ex Cori.

«Troveremo una squadra sicuramente importante che si colloca subito dietro le cinque squadre più forti del girone. Dobbiamo essere più sereni e non farci prendere la mano, perché altrimenti ci si può fare male da soli».

Anche perché giocherete di nuovo in casa e un'altra prova opaca potrebbe veramente far perdere la pazienza ai tifosi.

«Dico una cosa. Se non ci fosse stato alle spalle un campionato come quello dell'anno scorso, la partita col Pavia sarebbe stata presa in maniera diversa dai tifosi. Ricordo che l'anno scorso festeggiammo pareggi o comunque partite che risulterebbero orribili in confronto alla prestazione di domenica. In un'altra condizione questo 0-0 sarebbe stato accolto in maniera diversa, ma dobbiamo capire i nostri tifosi: tutti noi, giocatori compresi, anche quelli nuovi. I nostri tifosi arrivano da almeno dieci mesi in cui praticamente non hanno vinto una partita in casa, da delusioni che durano da troppo tempo. Concediamo loro a volte anche un atteggiamento come quello di domenica. Adesso siamo noi a dover ridare entusiasmo e trascinare i nostri tifosi, non più il contrario».

Quest'anno la piazza non si aspettava certo la luna, ma almeno qualche soddisfazione in più.

«E non è detto che non arrivino le soddisfazioni. Non siamo neanche ad un terzo del campionato. Non voglio trovare scusanti a tutti i costi, però a noi in attacco mancavano Cellini e Mancuso, mentre Merini aveva iniziato ad allenarsi da mercoledì dopo una settimana e mezzo di stop. Non era proprio così semplice. E poi c'è qualcuno che non è ancora in condizione».

Forse cambiare qualcosa potrebbe giovare alla squadra. A questi punti si potrebbero fare anche scelte drastiche: far risposare qualcuno per dare spazio ad altri che hanno giocato meno (infermeria permettendo).

«Si può fare tutto. I giocatori sono questi. Per domenica spero di recuperare Cellini e Mancuso e che qualche giocatore stia sempre meglio. Soprattutto dobbiamo recuperare un po' di compattezza e dimenticare questo episodio».

Luca Santoni

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