Il Tirreno

La delusione del direttore Sandro Turotti

La delusione del direttore Sandro Turotti

«Serve assolutamente un’inversione di tendenza perché questa è stata di gran lunga la peggior prova stagionale»

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CARRARA. Oltre alla delusione di Braghin, anche il direttore generale Sandro Turotti non cerca alibi e parla di una Carrarese totalmente involuta e che quindi, così non si può andare avanti: «Sono ormai parecchi mesi - afferma il dirigente azzurro - che sono qua, abbiamo finito lo scorso anno con una retrocessione deludente sotto ogni punto di vista e se quest'anno giocheremo così allora davvero mi cascano le braccia. I nostri tifosi hanno avuto fin troppe delusioni in questi ultimi tempi e alla fine è chiaro che si stufano. Serve assolutamente un'inversione di tendenza perché questa è stata di gran lunga la peggior prova stagionale».

Partita condizionata anche dall'espulsaione di Mancuso: pericoloso segnale di nervosismo: «Non credo sia nervosismo - afferma - Mancuso non è entrato a far male, ma semplicemente scoordinato e fuori tempo. Poi l'arbitro ha deciso così, francamente non so che dire. Ora adesso capita la sosta che ci deve dare la forza di ricominciare a giocare come due settimane fa, con mordente e cattiveria perché con questo atteggiamento avuto contro la Reggiana si va poco lontano».

Turotti però esclude un ritorno sul mercato: «Di mercato se ne riparla a Gennaio - conclude - ora pensiamo a recuperare Teso e a ritrovare giocatori indietro nella condizione. Per fortuna Merini sta sempre meglio e ci darà una mano importante».

Una cosa è sicura: come ha giustamente detto Turotti una situazione così i tifosi non la meritano.

Quelli che ogni settimana fanno sacrifici per venire alle gare in casa o alle gare in trasferta, quelli che anche nelle giornate peggiori erano seduti sui gradoni del Dei Marmi. La maglia della Carrarese in passato è stata indossata da giocatori che l'hanno sempre rispettata fin dalla sua nascita: dai vari Ghirlanda, Rosini e Grillone, per fare dei nomi, passando a Cacciatori e Panizza fino ai recentissimi Corrent e Anzalone. E ai giovani che la indossano da poco o da una stagione sarebbe interessante fare vedere qualche filmato di questi uomini per imparare parecchio dal punto di vista calcistico e morale.

A colpire, come aveva fatto notare Braghin dopo la sconfitta di Vicenza e come in parte si è ripetuto ieri, sono le lunghe fasi in cui non si vedono cattiveria agonistica e determinazione. Caratteristiche che invece, anche in un passato nemmeno troppo lontano, erano di solito le armi in più di chi indossava la maglia azzurra.

E tra i cambi che potrebbe fare Braghin ci potrebbe essere Nodari, anche ieri incerto sui due gol, ma anche dal centrocampo si chiede di più: Calvi e Dettori non sono stati all’altezza, Belcastro non può fare l’eterna promessa e giocare al piccolo trotto ma essere molto più incisivo, e così Mancuso, che da gennaio dell’anno scorso sembra avere perso lo smalto.

Da salvare sicuramente invece Bregliano, uno che non ha piedi di Messi ma ha grinta da vendere anche ieri migliore in campo, nonostante per tutta la settimana abbia dovuto sottoporsi a infiltrazioni di antidolorifico continue e Merini, l'unico che ha creato pericoli davanti. Non a caso due della vecchia guardia, ai quali i nuovi arrivati dovrebbero in qualche modo adeguarsi sul piano della determinazione. (l.b.)

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