Il Tirreno

dopo la retrocessione

Poca Carrara in azzurro serve più attaccamento

CARRARA. Sono molte le cause che hanno portato alla retrocessione diretta, molte le abbiamo elencate nel tempo, inascoltati (a gennaio si poteva ancora rimediare, ma c’era chi pensava di avere una...

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CARRARA. Sono molte le cause che hanno portato alla retrocessione diretta, molte le abbiamo elencate nel tempo, inascoltati (a gennaio si poteva ancora rimediare, ma c’era chi pensava di avere una squadra competitiva...). Troppi gli uomini chiave senza legami con la maglia: al di là dell’impegno, non si può pretendere che Maki, o Malatesta, o i molti prestiti si dannino l’anima più di tanto. E’ il rischio che corrono ogni anno Prato e Viareggio, spesso con molti prestiti: partono bene, poi i giovani rifiatano, oppure magari inconsciamente pensano al futuro. Vedi Mancuso: nelle ultime giornate è quasi sparito. Ecco perché è fondamentale nella scelta del futuro gruppo trovare gente motivata e che ci tiene alla maglia, a tutti i livelli. Una raccomandazione inascoltata - con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, record negativo di punti di tutti i tempi - è stata anche quella di non cercare più gente di Carrara. Certo, Ficagna era restìo ad accettare, ma insomma, fra Ficagna e Melucci con tutto il rispetto per quest’ultimo, ora come ora non c’è paragone. Anche con Simone Del Nero si poteva ricucire; Musetti al Sorrento, Malatesta in azzurro... Mah. Un solo carrarino in campo nell’ultima partita, da subentrato: troppo poco. Anche fra i giovani: a meno che non siano dei fenomeni alla Piccini che hanno la determinazione di fare carriera, altrimenti non sono interessati a dare il 1000 per mille (oppure, se anche lo fossero, non reggono la categoria, tipo Corticchia, Juan Cruz, Margiotta, Piscitelli, Ciciretti); meglio puntare su carraresi. Meucci al Barletta è un’assurdità, idem Lagomarsini al Messina. Sono due giocatori che potevano e dovevano essere presi. Al Memorial Bordigoni, da un paio d’anni, Mino Bordigoni mette in vetrina i migliori giovani della zona, come Federico Bernardeschi e molti altri. Già, ma a Mino Bordigoni qualcuno ha mai fatto una telefonata per chiedere una dritta? Sandro Turotti, all’Albinoleffe, ha dimostrato di sapere lavorare benissimo, ma tutti sappiamo che la forza dell’Albinoleffe sono sempre stati i vivai delle valli bergamasche; è quello il modello vincente. Un aiuto poi, nella gestione dell’ambiente, delle squadre giovanili, ma anche nella comprensione della realtà calcistica particolare nostra, potrebbe e dovrebbe arrivare dal gruppo di glorie azzurre come Paolino Corsi, che non a caso sta facendo benissimo. La società dovrebbe assolutamente recuperare Pierluigi Panizza, Giampiero Pirìn Menconi, Marco Cacciatori, Davide Del Nero, i simboli della squadra. Quando c’è da ricostruire, le radici sono fondamentali: un ruolo lo cercheremmo anche per Walter Devoti, Giancarlo Guerra, Mario Menconi (per non parlare di un osservatore preparatissimo come Franco Taponecco) e, ovviamente, per l’Omone Corrado Orrico. Con lui in panchina da luglio, ne siamo certi, la squadra non sarebbe mai retrocessa da ultima. Di Nelso Ricci certamente non ci siamo dimenticati, ma dopo che ha lasciato la squadra a metà anno, difficilmente potrà tornare in azzurro a breve. Ma fra qualche tempo, augurando a Turotti di fare talmente bene da poter aspirare a tornare in B o addirittura in A, ci piacerebbe rivederlo ai Marmi, nello staff azzurro. Un’altra garanzia (la storia lo insegna, con lui non siamo mai scesi sotto il terzo posto...) di successo. (m.b.)

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