Il Tirreno

il punto

E ora puntare davvero sulla programmazione

CARRARA. «Almeno l'incubo è finito». Non erano in pochi allo stadio domenica subito dopo il triplice fischio dell'arbitro a lasciarsi andare ad esternazioni di questo tipo, tra lo sconforto e la...

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. «Almeno l'incubo è finito». Non erano in pochi allo stadio domenica subito dopo il triplice fischio dell'arbitro a lasciarsi andare ad esternazioni di questo tipo, tra lo sconforto e la delusione. Non fraintendiamo, siamo certi che si trattava semplicemente di sfoghi dettati dalla rabbia per una retrocessione amara e che quelle stesse persone avrebbero fatto salti di gioia, se la Carrarese fosse riuscita ad accedere ai playout. Messe per un attimo da parte l'amore e l'affetto verso la maglia azzurra, a bocce ferme è giunto il momento dei bilanci e bisogna ammettere che quella che si va mestamente a chiudere, è stata veramente una stagione da incubo per la Carrarese e per i suoi tifosi; sicuramente una delle peggiori che ricordiamo. Polverizzato il record negativo. Prendendo in esame i vecchi campionati con girone unico (da un minimo di 15 a un massimo di 22 squadre) disputati in oltre un secolo di vita, quest'anno la Carrarese ha conquistato meno punti di tutta la sua storia. I 21 punti in 30 giornate battono tutti i record negativi del passato. Per trovare qualcosa di simile bisogna risalire agli albori del calcio moderno, quando l'uomo non era ancora sbarcato sulla Luna: stagione 54-55, campionato di Serie C, quell'anno la Carrarese terminò ultima in classifica con 20 punti in 34 giornate, uno un meno di quest'anno. Coi 3 punti a vittoria però quei 20 punti oggigiorno sarebbero stati 25 e vennero racimolati entro le 30 giornate, tanto per rendere il confronto più congruo. La programmazione è tutto. Il paradosso è che nonostante il suo record negativo la Carrarese fino al 72' della gara contro il Latina era virtualmente penultima e qualificata ai playout. Questo cosa ci dice? Da una parte che gli azzurri almeno hanno lottato fino all'ultimo, ma dall'altra che il campionato era decisamente di bassa qualità. Obiettivamente la Prima Divisione di Lega Pro è lontana parente della serie C1 degli anni '90. La terza serie fino a 15 anni fa era una categoria dall'altissimo tasso di competitività che muoveva parecchi miliardi, con tantissimi tifosi al seguito, tecnici e giocatori di prim'ordine, derby e scontri infuocati. A quei tempi la Carrarese era retta da Luciano Grassi.

Allora più che oggi la Carrarese Calcio era una piccola caravella che doveva navigare in mari infestati da navi ammiraglie: Modena, Siena, Como, Livorno, Spal, Padova, Bologna, Triestina, Cremonese, Treviso, Chievo, Ravenna. Gli avversari non scherzavano, eppure la Carrarese riusciva a cavarsela.

Oltre alla sua serietà il segreto di quella società era una programmazione oculata, esaltata da un grande settore giovanile (in Toscana secondo solo all'Empoli) e dalla capacità di valorizzare al massimo i propri giocatori. Mettendo sul mercato i suoi gioielli, la Carrarese riusciva a sbarcare il lunario, pesando il meno possibile sulla famiglia Grassi.

Le operazioni più eclatanti furono sicuramente Davide Ratti al Brescia (1 miliardo e 650 milioni di vecchie lire) e Simone Vergassola alla Samp (1 miliardo e 500 milioni), ma se ne possono ricordare tante altre: Perrone alla Samp (800 milioni), Bruschi e Pierotti alla Samp (380 milioni), Pardini alla Fermana (300 milioni), Stringardi al Cesena (350 milioni), Masitto alla Lucchese (200 milioni), Leonelli al Como (200 milioni), Fermanelli al Verona (270 milioni), Mussi alla Fiorentina (150 milioni), Ramon al Piacenza (130 milioni), Benfari alla Fermana (120 milioni), Paco Soares alla Samp (100 milioni), Sergio Volpi al Brescia (100 milioni). Cifre stratosferiche rispetto all'attualità, ma il messaggio da afferrare è che si può rimanere in C1 con programmazione, idee chiare, competenza e un settore giovanile al top. (l.s.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze