La manifestazione
Lunigiana, ecco il pagellone: voti altissimi
D’obbligo il 10 al presidentissimo Pietro Rizzi ma sfiora la perfezione anche mister Chelotti
PONTREMOLI. Dopo la conquista trionfale del campionato di prima categoria, è il momento del pagellone per il Lunigiana.
Ovviamente, tutti voti altissimi e ampiamente meritati per una stagione davvero da incorniciare.
Matteo Rovere: voto 8.5. “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, questo l’insegnamento che forgiò Spiderman, e così Matteo Rovere, da buon supereroe dei pali pontremolesi ha preso a motto della sua stagione questa massima marveliana, superandosi a ripetizione e salvando la porta gialloblù dagli assalti nemici. Personalità e doti fisiche innate. Asso pigliatutto.
Marco Giannini: voto 8. Visione da regista, piede da mezzapunta, esperienza da vendere per tutto il reparto. E’ il maestro che guida l’intera retroguardia e sa ammonire e gratificare i suoi discepoli al momento giusto. Maestro.
Miyagi Niccolò Mazzeo: voto 7.5. Non risente del cambio dallo spezzino alla Toscana, notoriamente torneo più impegnativo. Duttile e irreprensibile nei quattro ruoli della difesa. Il giocatore che ogni allenatore vorrebbe avere a disposizione. Tuttofare.
Luca Caroli: voto 8. Il più celebre “Pendolino” Cafu a confronto resterebbe al palo con l’inesauribile tornante villafranchese. Fiato da vendere, entrambe le fasi di gioco gli riescono ormai a memoria. Frutto storico del vivaio lunigianese è destinato a rappresentare i gagliardetti gialloblù ancora a lungo. Quattro polmoni.
Andrea Marchini: voto 7.5. La fascia sinistra del “Lunezia” ha un solco difficile da rizollare per i giardinieri pontremolesi. La corsia è terra di conquista per lui, uno dei difensori esterni più completi della categoria. Pirata all’arrembaggio.
Nicolò Manenti: voto 8. Fulgida chioma castana e fisico statuario, l’altro frutto prelibato del settore rizziano non si specchia troppo, e per tutta la stagione sforna prestazioni rocciose ben oltre la sufficienza, attirando su di sé gli occhi indiscreti di svariati sodalizi liguri ed emiliani. Chiusure e marcature strette sono il suo pane quotidiano, con Giannini una coppia perfetta. King Kong Manenti.
Simone Bertolla: voto 7.5. Baffo anni settanta, fisico imponente, lancio millimetrico e personalità da senatore, questi i tratti distintivi di un colosso del centrocampo pontremolese come Bertolla. In poche settimane ha conquistato un ruolo fondamentale nello spogliatoio, ma soprattutto al centro delle trame di gioco chelottiane. Architetto minuzioso.
Davide Tedeschi: voto 8. Inserimenti e scorribande come se avesse benzina da vendere (e in tempo di crisi non è poco). Praticamente attaccante aggiunto, arriva a bersaglio ben nove volte. Non si può chiedere di meglio, quantità e qualità in abbondanza. Soldatino all’arma bianca.
Cristian Spagnoli: voto 7.5. La sfrontatezza della sua verde età è coniugata ad un carisma e un’autorità difficili da acquistare anche con le primavere. Solo un grave infortunio alla caviglia rallenta la sua costante ascesa. Sarà il pilastro del centrocampo lunigianese anche in Promozione. Colonna d’Ercole.
Samuele Borghetti: voto 7,5. Mister Chelotti non dimostra timori reverenziali nello schierare giovani del vivaio e Borghetti e uno di quelli che rispondono sempre presente. Falcata da cavallo di razza e un’educazione tattica degna del miglior Tardelli. Può essere lo “Spagnoli 2” del Lunigiana. Indomabile purosangue.
Samuele Musetti: voto 9. Semmai qualcuno avesse avuto il dubbio sull’esistenza della fonte dell’eterna giovinezza, Musetti in questa stagione ha dimostrato ancora una volta di aver attinto le proprie labbra in quell’acqua miracolosa. Alla soglia delle 37 primavere corre e lotta come un leone, ma soprattutto ammalia i numerosi tifosi lunigianesi con giocate al limite dello scibile calcistico e fa ammattire i portieri avversari scagliando parabole che infrangono le più collaudate leggi della fisica. Meriterebbe una statua in Piazza Italia: Immenso.
Riccardo Pettazzoni: voto 7.5. Torna all’ovile dopo diverse stagioni nel calcio che conta, vedi Spezia e Massese, ma da subito si cala nella realtà della prima categoria. Spirito indomito e qualità fisiche straordinarie, fanno di Riccardo uno dei giovani più promettenti del panorama calcistico lunigianese e non solo. Con un pizzico in più di freddezza sotto porta può terminare tutte le sue future stagioni in doppia cifra. Basta un poco di zucchero…
Fabio Santunione: voto 9. Che dire…Wow! Sono poche le parole, strozzate in gola per l’ammirazione, che si possono esprimere di fronte ad un talento limpido come quello del ragazzo giunto da Santo Stefano e diventato in sole due stagioni idolo della tifoseria. Classe cristallina, guizzi da anguilla d’acqua montana, numeri che hanno spedito in psichiatria più di un dirimpettaio e finalmente quel vizietto del gol che lo ha trasformato in una autentica arma letale. Sarà l’oggetto dei desideri del prossimo calcio mercato, Rizzi è avvisato (chissà che non pensi a una clausola stile Cavani). Mirabolante Genietto.
Michele Ghelfi: voto 7.5. Qualcosa lassù nel cielo, qualche inclinazione astrale o volere supremo lo ha dotato di un fisico da corazziere e tecnica individuale da fantasista dei balcani. Si applica ed esegue ogni suggerimento del tecnico come uno scolaro diligente, non disdegnando però anche qualche giocata geniale fuori dagli schemi. Davanti a lui un futuro roseo. Intanto il presente è già da stropicciarsi gli occhi. Diamante da lavorare.
Mattia Gerali, Mattia Tedeschi, Elia Belli, Marco Zoppi, Marco Pedroni, Jacopo Tarantola: voto 7. L’importanza di una panchina lunga e affidabile, questo il segreto delle squadre vincenti. Il Lunigiana attinge a piene mani dal suo vivaio, come un pescatore getta le reti in un mare che abbonda di vita. Il lavoro del settore giovanile paga e questi giovani, anzi giovanissimi campioni in erba lo stanno a dimostrare. Pochi minuti in campionato per loro, immense le potenzialità intrinseche ancora da dimostrare. Saranno famosi.
Giorgio Chelotti: voto 9,5. Impossibile trovare una pecca in una stagione dominata in lungo e in largo. Unico pelo nell’uovo (se proprio si vuole trovare), la sconfitta in quel di Coreglia, incidente di percorso dovuto soprattutto all’impraticabilità del terreno di gioco. Per il resto più che i dettami in campo sorprende la capacità del tecnico di cementare e unire un gruppo, dalla prima giornata sino all’ultima restato un blocco monolitico con l’obiettivo ben memorizzato della vittoria finale. Toni pacati stile british e atteggiamenti da buon padre. La sua più bella partita, paradossalmente, il pareggio in recupero con la Pontebuggianese. Merita un qualche titolo nobiliare. “Sir” Giorgio Chelotti.
Pietro Rizzi: voto 10. Soffrire ma saper sempre rialzarsi con idee chiare e unità d’intenti. Questa la ricetta che fa di Rizzi un vincente nel calcio della nostra terra di Lunigiana. Anni duri quelli che hanno preceduto la cavalcata trionfale che stiamo raccontando, ma attraversati sempre a testa alta e con la convinzione ferrea, virtù di pochi, di riuscire al più presto a riportare il Lunigiana dove merita di essere. Gli innumerevoli giovani del vivaio lanciati in prima squadra sono la sua più grande soddisfazione. Pietro Rizzi è la dimostrazione che il lavoro e la perseveranza pagano (e nel suo caso anche con gli interessi). Promosso a pieni voti.
Saverio Beghè
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