Attenzione
Tensione, gli ultrà affrontano i giocatori
Un gruppo aspetta il pullman allo stadio di Carrara, volano parole forti, la squadra si allenerà anche oggi
CARRARA. Sono arrivati allo stadio, ad aspettare il pullman della Carrarese. Una trentina di ultrà, inviperiti, arrabbiati. Un confronto dai toni forti, a muso duro, ad alta tensione. «Ora basta», hanno tuonato gli ultrà azzurri ai giocatori. «Non ne possiamo più di queste continue sconfitte». E altre parole forti. I giocatori azzurri hanno accettato il dialogo: «Sono arrabbiati, come è normale che siano - racconta il direttore Turotti - tredici punti sono pochi. Ma alla fine direi che è stato un confronto civile e positivo. Loro vorrebbero i risultati, e anche noi li vogliamo. Ci alleniamo anche di lunedì, per tutto il mese; dobbiamo fare qualcosa di più, perché così non si può andare avanti a perdere sempre, per un motivo o per l’altro».
Anche Fabrizio Anzalone cerca il lato positivo del confronto: «I nostri tifosi sono sempre stati eccezionali, ci hanno sempre sostenuto, e ora è normale che chiedano un’inversione dei risultati. Siamo tutti amareggiati, il confronto ha avuto momenti di tensione ma sempre nei limiti della civiltà, io dico sempre che questi tifosi sono speciali, ora sta a noi dare più del massimo per arrivare a qualche risultato». Purtroppo, come diciamo a parte, proprio Anzalone non è al meglio, stamani farà un’ecografia e così verificherà se il dolore avvertito all’adduttore è solo, come si spera, un affaticamente o uno stiramento. Sarebbe un duro colpo, Melucci a Prato non ha del tutto demeritato, ma in questo momento la coppia Benassi-Anzalone è quella che sembra dare maggiori garanzie. Grande tensione quindi allo stadio, e grande voglia di voltare pagina. Al capitano Nicola Corrent chiediamo qual è a suo avviso la ricetta per voltare pagina.
«Se sapessimo qual è la soluzione - sospira - la metteremmo subito in pratica, senza aspettare un attimo. Il nodo è sempre quello, bisogna fare in modo di non mollare e soprattutto di non perdere la fiducia. E’ la cosa più complicata, ma bisogna assolutamente riuscirci: dobbiamo continuare a combattere, anche perché i nostri avversari diretti hanno i nostri stessi problemi e non bisogna mollare. Nella partita di Prato, a ben vedere, abbiamo creato qualcosa di più di loro, ma poi gli episodi ci sono sfavorevoli, e quando si ripetono significa che c’è qualcosa che non va».
Dario Venitucci è stato fra i migliori degli azzurri: solo una svatura all’inizio, quando si è un po’ perso Silva Reis, ma la responsabilità non è solo sua; il modulo iniziale 4-1-4-1 prevedeva che lui desse una mano agli altri difensori a stringere sulle punte che arretravano a cercare spazi, cioè Napoli e Silva Reis; Napoli si è inventato un passaggio fra le linee a Silva Reis, gli azzurri sono rimasti col cerino in mano, e il brasiliano ha fatto un gran tiro. «In quell’occasione - racconta Venitucci - io ero andato su Napoli, lui ha passato a Silva Reis che è stato bravissimo a segnare». All’attivo di Venitucci l’assist per Mancuso: «Quando ho conquistato quel pallone - spiega - ho lanciato quasi alla cieca immaginando che lì ci fosse Mancuso, che poi ha fatto un gran gol. Dispiace che poi loro hanno subito risegnato, non abbiamo avuto neanche il tempo di gioire per il pareggio. Ora dobbiamo insistere va lottare e crederci, il problema è che le partite diminuiscono, ma là in fondo non è cambiato niente e dobbiamo crederci».
Massimo Braglia
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