Il Tirreno

Sergio Barbana, l’amore per la casacca bianconera

di Aldo Antola
Sergio Barbana, l’amore per la casacca bianconera

«Mi ricordo l’inaugurazione dello stadio: partita sospesa per la pioggia A quei tempi di solo calcio non si viveva, la Massese mi trovò lavoro alla Riv»

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MASSA. Questa volta parliamo di un altro atleta, Sergio Barbana, che è arrivato a Massa giovanissimo e qui si è fermato. Città, squadra e ambiente gli sono piaciuti cosi come lui, il suo comportamento, la sua grinta a attaccamento ai colori bianconeri sono piaciuti ai tifosi ed il “matrimonio” è stato la logica conseguenza, perfezionata poi dall’altro matrimonio con una ragazza locale che lo ha fatto diventare “definitivamente” massese. Barbana nasce a Ronchi dei Legionari (Gorizia), città punto di congiunzione fra il mondo latino, slavo e germanico la cui componente italiana è formata dalle realtà linguistiche e culturali friulana e giuliana. Una città al centro delle vicende che l’hanno portata dopo la guerra ad una divisione ed alla scelta dei suoi cittadini della nuova nazionalità. Ma Barbana ( nato il 14 maggio 1937) arriva a Massa per un’altra strada e motivo, il calcio. Come tutti i bambini si innamora di questo sport, calcia i primi palloni nella strada e nella piazza del paese negli ultimi anni della guerra, giovanissimo viene tesserato dal Gorizia.

Poche gare nelle juniores contro Triestina, Udinese e altre del posto e poi prima squadra, in promozione. Anche qui si mette in evidenza, piace il suo gioco anche se viene impiegato ala destra, sulla fascia si dice oggi, e sale ancora.

«Mi acquista l’Arezzo nel 1957 – inizia a raccontare l’ex Massese - primo anno in serie D, poi promozione e tre anni di serie C, all’ora era come una serie A con squadre come Perugia, Bari eccetera. Poi vengo acquistato dalla Massese, intenzionata a salire fra i professionisti. Sono ricordi bellissimi, storici. Era l’anno dell’inaugurazione dello stadio degli Oliveti ma la prima partita dobbiamo giocarla ancora al Dine delle Piane, per problemi burocratici. Vengo spostato in mediana -continua a raccontare Barbana - per sfruttare meglio, mi dice l’allenatore, le mie doti. Ricordo l’esordio, il 2-2 col Chieri con il nostro pareggio al novantesimo su colpo di testa di una altro neo acquisto, Carlo Evangelisti. Poi arriva il giorno dell’inaugurazione dello stadio, col Sestri Levante, tutto pronto ma nuovo stop, gara sospesa per pioggia. Poi sei anni con la Massese dove in pratica si è sviluppata la mia vita, il mio futuro tanto che sono rimasto definitivamente qui». . Una vita calcistica lineare dunque? .

« Ad Arezzo è stato il mio salto di categoria, avevo ritrovato ragazzi cresciuti con me nel Friuli che poi sono diventati campioni come Bozzao, Flaborea, Galeone. Anche qui scontri terribili con squadre come Spezia, Carrarese, mai contro la Massese».

Ed a Massa com’è andata?

« Appena arrivato qui ho capito che poteva essere il mio futuro, subito feeling con dirigenti, tifosi ed anche il clima. Con i compagni poi subito intesa eccezionale con i vari Peri, Consonni, Evangelisti eccetera. Dal 1960 al 68 sono tanti anni in una squadra ( 185 partite e 9 reti in incontri ufficiali di campionato), poi prima di smettere qualche anno nella categoria inferiore, il Camaiore».

Dei compagni di squadra nella Massese chi ricorda?

«Li ricordo ancora tutti – continua Barbana – come Chinaglia, Masoni, Montepagani, Rolla, Zana e Mantovani che vedo spesso, poi Burlando, il famoso Orzan, Pasqualini, Del Buono e Peri con i quali ho lavorato anche insieme, poi Giunti e anche Orrico che ha giocato qualche partita in due stagioni dopo l’infortunio». Quindi calciatore-lavoratore?

«Si, a quei tempi non si poteva vivere solo col calcio in queste categorie e la Massese mi promise un lavoro, ed andai alla Riv Skf dove c’erano già altri giocatori. Poi prima di smettere altri quattro anni al Camaiore ed infine nelle categorie inferiori, per puro divertimento in Prima Categoria». Quale squadra?

«L’Olimpia dei fratelli Panconi, con allenatore Carlo Gallo. Anche qui grandi derby con la Due Galli e La Salle. All’Olimpia arrivai a campionato iniziato, ultimi posti in classifica, alla fine eravamo fra le prime».

Poi non proprio scarpette attaccate al chiodo. Il calcio imperava anche fra i lavoratori. Ed allora via ai vari tornei, quelli degli stabilimenti ed enti, gare contro l’Olivetti, Dalmine, ( quanti posti di lavoro svaniti….) , Pignone, Bario, Poste, Ospedalieri.

« Gare per puro divertimento con i colleghi di lavoro e dopo ogni partita grandi cene sociali».

Aneddoti?

«Naturalmente moltissimi, come quello di un tifoso che mi ricordò dopo tanti anni una rete che feci allo Spezia che quasi non ricordavo più, ma la più curiosa risale al giorno del mio arrivo a Massa, venne a prendermi alla stazione un dirigente, il dottor Giberti, e prima di andare in sede mi portò a prendere un caffè facendo un giro a Marina di Massa, e qui vidi dei camion che scaricavano la sabbia sull’arenile, rimasi sorpreso e chiesi come mai scaricavano la sabbia dove già ce n’era tanta. Ed il dottore mi spiegò che non la portavano ma la “riportavano”, davano da mangiare alle onde: già c’era l’erosione ed il ripascimento».

Poco o nulla, su questo aspetto è putroppo cambiato.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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