Il dolore
Una Carrarese che segna troppo poco
Servono qualità e fantasia per diventare pericolosi e creare superiorità dalla cintola in su, altrimenti troppo prevedibili
CARRARA.
Dopo tre pareggi nelle ultime gare in notturna in trasferta degli ultimi dieci anni (a Lucca, San Marino e, nella passata stagione, in casa del Feralpi Salò), a Perugia è arrivata una dura sconfitta, un 3-0 in cui gli umbri si sono dimostrati sicuramente più squadra, più completi degli azzurri in ogni reparto.
Nella squadra di casa anche un ex azzurro, Fabio Lebran, arrivato alla Carrarese nel 2005 e in due stagioni poco utilizzato, e che invece è molto migliorato (e che forse, anche nelle due stagioni di militanza azzurra, poteva essere maggiormente valorizzato, ma ormai è acqua passata).
Nella Carrarese difficile dire cosa non abbia funzionato: è l’approccio che non è stato all’altezza, il Perugia ha mostrato maggiore aggressività, più pressing. Solo nel finale, a risultato ampiamente acquisito, un risveglio tardivo.
Nello Di Costanzo ha davvero moltissimo da lavorare, in avanti praticamente mai pericolosi, forse è il caso di rispolverare Merini, che pure ha avuto problemi fisici e non era al meglio, ma al di là dei singoli, il fatto è che mancano gli interpreti per il 4-4-2 che Di Costanzo vorrebbe: non c’è un vero esterno sinistro alto, Corrent e Pestrin sono esperti ma un po’ troppo simili, Pedrelli se non ha adeguata copertura davanti soffre.
I tre difensori puri non hanno demeritato, tutto sommato, Lanzoni dopo le difficoltà iniziali, quando probabilmente era in ritardo di condizione, mostra di avere buone qualità.
Ma è sintomatica la radiocronaca della partita, trasmessa da una radio di Perugia. Certo, sicuramente una trasmissione di parte, ma il radiocronista dopo il primo quarto d’ora, già dopo l’1-0 non aveva alcun dubbio, su come sarebbe andata la partita: e ha avuto ragione. Il cronista faceva notare che il perugia aggrediva ogni pallone, aveva una carica straordinaria, mentre le azioni della Carrarese - a parte un’occasione sull’1-0, proprio poco prima del raddoppio di Ciofani - erano più macchinose, prevedibili, portate con scarsa pericolosità.
Si dirà, non è a Perugia che si può pensare di fare punti, il Perugia è stato costruito per vincere. Forse è così, ma dopo aver fallito contro Sorrento e Viareggio, e aver perso contro l’Avellino l’opportunità di cogliere un punto, con sette sconfitte sul groppone, è evidente che bisogna anche pensare a fare qualcosa di più in trasferta, anche contro le squadre più forti. Che servano rinforzi, lo sanno tutti: in settimana è arrivato il giovane portiere Marco Begotti, classe 90, ex Sestese, vista l’indisponibilità di Cicioni. La società è pronta a intervenire, ma per evitare di chiudere lontanissimo dalla quota salvezza, serve qualcosa di più subito: Ficagna possibilmente, bisognerebbe provare a insistere con Simone Del Nero o con De Zerbi, insomma con giocatori di qualità che sappiano saltare l’uomo, creare superiorità. E poi serve più rapidità. A Pagani sarà durissima, forse non è una bestemmia anche pensare a un qualcosa di diverso rispetto al dogma del 4-4-2: forse un 4-5-1 vero, con una squadra piùcompatta per vedere di passare indenni il primo tempo, e poi provare a fare qualcosa nella ripresa. A Pisa e Perugia, i primi minuti sono stati fatali, un trend asslutamente da spezzare.(m.b.)
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