Sicurezza
Gianluca Sordo: il calcio si è dimenticato di me
Finì in coma nel 2005, colpito alla testa: «Preferisco dirmi pisano, perché non sono legato a Carrara»
CARRARA. Carrara gli ha dato i natali, Pisa gli ha restituito la vita.
L’ospedale Santa Chiara accolse Gianluca Sordo nell’aprile 2005: il calciatore (già nerazzurro nel 2000-01 in C1) era caduto in coma per effetto di un colpo alla testa incassato in un pub di Marina di Massa.
Al momento del coma aveva 36 anni: l’ex giocatore di Pisa e Arezzo, ma anche di Milan, Torino, Bari e Reggiana, era reduce da una partita di calcetto tra amici. Dopo la lite era tornato a casa, ai Ronchi, e qui era stato colto da malore.
Il lento recupero purtroppo non è stato completo: il centrocampista di Torino e Milan percepisce una pensione di invalidità ed è fuori dal mondo del calcio.
Gianluca, si sfidano Pisa e Carrarese…
«Puntualizzo che io parlo come pisano, non da carrarese, sebbene io sia nato a Carrara. Non sono legato alla mia città. Quello che mi è successo mi ha portato all’indifferenza».
Addirittura hai trafitto il team gialloblù, allo stadio dei Marmi con la maglia nerazzurra…
«Mi ricordo che eravamo a poche giornate dalla fine del campionato. Senza quella vittoria avremmo rischiato di finire nei playout, nonostante fossimo partiti per vincere il campionato».
Di Pisa-Carrarese cosa ci dici?
«Seguo le squadre attraverso i giornali. Ho bei ricordi di Pisa, anche in una stagione non bella. Gerbi e Posarelli stavano per vendere la società e volevano firmare solo contratti brevi. Mi proposero un anno, anche se mi chiesero di chiudere la carriera in nerazzurro. Ma ad Arezzo mi offrirono un biennale ed a 31 anni non potevo che accettare».
Sei fuori dal calcio: come mai?
«Quando mi è successo quell’episodio, il mondo del calcio si è dimenticato di me. Tra tutti i compagni e le squadre in cui ho giocato in 16 anni di carriera non c’è stato nessuno che mi abbia spedito un telegramma o che abbia alzato il telefono per sentire se ero vivo o morto. Per questo motivo sono avvelenato con il calcio».
Eri ricoverato a Pisa...
«Ricordo Pisa sempre volentieri, perché so che lì la gente mi voleva bene. Al Santa Chiara ho le trovato le persone giuste per rimettermi in piedi. Sono stato ricoverato per un mese, con lo staff del dottor Lupi, che mi ha operato. Poi ho proseguito la riabilitazione a Marina di Massa».
Ancora convivi con dolori e fastidi?
«Ho qualche problema di postura e di memoria. Ho recuperato al 70-80%. Mi sono fatto visitare, di tasca mia, da diversi dottori e tutti mi hanno detto che sono stato fortunato ad essere sulle mie gambe».
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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