Sicurezza
Beppe Mannella racconta le speranze degli ostacolisti
MASSA. È alla sua terza olimpiade, da una vita si spende tra pedane e pista (da atleta è stato un astista di buon livello, ha ricevuto il suo primo incarico in federazione nel 1974) ma Giuseppe...
MASSA. È alla sua terza olimpiade, da una vita si spende tra pedane e pista (da atleta è stato un astista di buon livello, ha ricevuto il suo primo incarico in federazione nel 1974) ma Giuseppe Mannella, massese doc, sente l’emozione e l’adrenalina che solo un grande evento come i Giochi a cinque cerchi possono dare, come se fosse un esordiente. Dopo Atene 2004 e Pechino 2008 eccolo alla vigilia di un’altra splendida avventura che lo vedrà nelle vesti di responsabile del settore ostacoli della nazionale azzurra di atletica leggera. Il giorno della partenza per Londra è fissato per martedì 31, dal momento che l’atletica, che da sempre è considerata la regina dei giochi, entrerà in scena solo nell’ultima settimana.
«L’Olimpiade è sempre un’emozione unica - ci spiega - è un evento eccezionale, è bellissimo vivere quotidianamente a contatto con campioni di tutte le discipline, conoscere sportivi provenienti da tutto il mondo. C’è una meravigliosa atmosfera di festa, che si mischia alla tensione della gara. E magari c’è l’occasione di incontrare vecchi amici, tecnici di altre nazioni con i quali ci si è confrontati nel passato».
Sono ben 3 i ragazzi impegnati nel settore ostacoli che hanno comquistato il pass per Londra 2012: Emanuele Abate nei 110 ostacoli, Marzia Caravelli nei 100 hs e la giovane promessa Josè Reynaldo Bencosme de Leon, ventenne di origini dominicane, nei 400 ostacoli. Chiediamo a Mannella che cosa si aspetta da loro: «In questo tipo di manifestazioni si chiede innazitutto ad un atleta di riuscire ad esprimere il meglio di sè stesso, di gareggiare ai propri massimi livelli, se possibile di migliorare il proprio primato personale. Per tutti l’accesso alle semifinali è obiettivo sicuramente alla portata, a patto come dicevo che riescano ad esprimersi al meglio. Certo, al di là delle semplici potenzialità atletiche e tecniche, bisogna poi vedere come il singolo reagisce in una competizione di questo livello, come riesce a gestire la tensione che inevitabilmente si sente in una olimpiade».
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