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Benassi: così il sogno è diventato realtà

Benassi: così il sogno è diventato realtà

Il canoista carrarese si sta preparando per le Olimpiadi di Londra: «Ma non è vero che l’importante è partecipare»

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CARRARA. Il 26enne canoista carrarese Maximilian Benassi sta preparando la valigia per gli Europei e per le prossime Olimpiadi e con lui abbiamo voluto fare due chiacchiere per capire come ci si sente alla vigilia di appuntamenti così importanti nella vita di un atleta.

Oltre alle 6 ore di allenamento quotidiano, Max Benassi ha un solo rito scaramantico prima di ogni gara: pensare alla propria famiglia e agli amici che fanno il tifo per lui.

Sei tu che hai scelto la canoa, o la canoa ha scelto te?

«Si può dire che sia stata lei a scegliere me. Dopo aver praticato calcio e karate, l'amore per la canoa è stato immediato».

Quando é nata la vostra love story sportiva?

«Nel febbraio del 1998, quando ho incontrato Ernesto Spadoni, presidente del canoa kayak Massa-Carrara. Con poche parole è riuscito a convincere me e la mia famiglia a prendere la pagaia in mano».

C'è un atleta a cui ti ispiri?

«Sicuramente Antonio Rossi è il mio idolo sportivo. Nel 2008 ho avuto l'onore di vivere con lui il suo ultimo anno agonistico, gareggiando anche sullo stesso equipaggio e pensare che fino a qualche anno prima lo vedevo solo in televisone».

Come si arriva alle Olimpiadi?

«E' stato un percorso insolito, il mio. Ho iniziato con la canoa fluviale. Nel 2008 ho vinto il titolo mondiale e l'unico passo in avanti sarebbe stato accedere alle Olimpiadi. Non essendo la canoa fluviale uno sport olimpico, ho cambiato disciplina e dopo 4 anni ecco il pass olimpico. Sono stati anni di grande sacrificio. Nella mia disciplina hanno ottenuto la qualificazione ai giochi olimpici solo 12 atleti in tutto il mondo; questo significa che già partecipare è un grandissimo risultato».

Come ci si sente all'idea di partecipare alle Olimpiadi?

«Il sogno è diventato realtà. Provo una grande soddisfazione e serenità per avere ottenuto tutto ciò per cui ho sempre lottato. Ogni mattina realizzare che è accaduto davvero mi lascia il sorriso sulla faccia e una grande motivazione per affrontare un futuro da protagonista».

E' vero che l'importante é partecipare e non vincere?

«Non sono troppo d'accordo con questa affermazione. L'importante è vincere, non tanto la competizione, quanto la sfida con se stessi. Riuscire a dare il massimo e non avere rimpianti è la soddisfazione più grande».

Cosa pensi del calcio-scommesse?

«Credo che le persone coinvolte in questo scandalo siano da bandire dall’ambiente sportivo, cosi come gli atleti dopati, dal momento che arrecano un grave danno allo sport e a chi come me crede nei sani valori che ne sono la base».

David De Filippi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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