Lutto
Ricciardi ribadisce: ci sono ma in un gruppo di dieci
L’impegno è stato riconfermato anche al sindaco in una telefonata mercoledì «Non si può neppure pretendere che faccia tutto da solo Gigi Buffon»
CARRARA. Secco e diretto come al solito. Alberto Ricciardi, sponsor ufficiale della Carrarese, fa il punto della situazione. Mercoledì sera, in occasione della cena di fine stagione della Carrarese, in una telefonata Ricciardi ha confermato la propria disponibilità a rilanciare il proprio impegno nella società azzurra, a patto che si delinei una cordata allargata di imprenditori locali coi quali poter programmare in grande. «Non ho potuto partecipare a quella cena per alcuni impegni con mio figlio - racconta il patron della Fermet - ma verso le undici di sera mi ha chiamato il sindaco Angelo Zubbani per un saluto. In questa telefonata ho ribadito la mia disponibilità nei termini spiegati già tempo fa tramite la stampa. Se almeno una decina di imprese cittadine, quelle che a Carrara contano davvero, si muovono per la squadra della loro città, allora l'impegno lo posso prendere anch'io. Io non mi tiro indietro se si tratta di un piccolo impegno condiviso con tante persone, altrimenti diventa un progetto in cui non credo, ed io non partecipo a progetti in cui non credo. Certamente non girerei le spalle alla squadra, continuerei a dare un contributo, ma senza andare oltre. L'importante è che ci sia un gruppo di persone che si mettano ad un tavolo e decidano di garantire una certa cifra a testa, nell'affrontare questo impegno. Se supportiamo la Carrarese con un gruppo abbastanza numeroso, riusciamo a regalare qualcosa di bello alla città, senza farci troppo del male, visto anche il terribile momento economico. Se però l'onere della Carrarese deve essere addossato solamente a poche persone, penso che sia un progetto a breve termine».
Allo stato delle cose è al corrente di nuovi passi volti a creare questo gruppo allargato?
«Spiacente, ma non sono al corrente di nessuna novità. Né scadenza, o appuntamenti. Niente di niente».
Non resta che attendere il famoso tavolo di confronto che dovrà organizzare il sindaco.
«Zubbani si era dato parecchio da fare già l'anno scorso, però per quanto si possa impegnare un sindaco, alla fine coloro devono dare una risposta sono gli imprenditori locali, la città e le persone che hanno sensibilità e affetto verso questa squadra e questi colori. Io mi riferisco a chi trova sostegno lavorativo dalla città. E' un sentimento che dovrebbe venire abbastanza spontaneo. Ovviamente parlo per me e ribadisco quello che ho già detto a suo tempo: io lavoro il ferro e cave di ferro a Carrara non ne esistono, punto. Chi vuol capire, capisca. Io a Carrara sono venuto ad investire e non mi tiro indietro se c'è da dare un contributo. L'ho fatto, ma non credo ad un progetto di due-tre elementi, perché vorrebbe dire andarsi a rovinare. Io ho già i miei problemi e non voglio certamente andare a rischiare imprese e posti di operai. Nel mio piccolo ho delle responsabilità, non mi tiro indietro di fronte a certe proposte, però voglio vedere un po' di collaborazione ed entusiasmo intorno a me. Sostanzialmente ritengo sia inutile puntare su un progetto a cui credono 500 o 1000 tifosi su una città come Carrara da 60 mila abitanti. L'anno scorso, quando c'è stato il giusto entusiasmo intorno alla Carrarese, mi pare che le cose fossero diverse. O si crede a una cosa del genere o la città avrà quello che si merita. E' inutile voler portare la Carrarese in C1 o in B, se poi tanto la città vuole stare in quarta serie. La gente deve venire allo stadio, comprare i biglietti. Se la gente non viene che senso ha? Se si vuole affrontare un campionato di C1, con 1000 persone non si risolve niente. Bisogna portare sempre almeno 4-5 mila persone».
Insomma, sembra che lei abbia idee estremamente chiare.
«Io sono fatto così. Nella vita bisogna essere chiari. Dico sempre da che parte sto, o da una parte, o dall'altra, senza cincischiare. Non trovo nemmeno giusto che la patata bollente debba essere lasciata nelle mani del solo Buffon. Parliamoci chiaro: Buffon è di Carrara, ma credo che le sue fortune non le debba alla Carrarese, ma ad altri territori. Se lui fa un gesto d'amore nei confronti della Carrarese, perché questa è la sua città, è solo da ammirare, però non si può pretendere tutto da Buffon e lasciarlo solo. Sperare che ci metta la faccia lui e si arrangi. Questo non lo trovo giusto . Anche il sindaco si impegna al massimo, ma non può obbligare nessuno».
Luca Santoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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