Toscana
«Quando in azzurro sfiorai davvero la promozione in B»
Gianmarco Remondina allenatore della Feralpi Salò vive con nostalgia la vigilia del match con la Carrarese
CARRARA. Gianmarco Remondina in versione amarcord. Il mister della Feralpi Salò, prossimo avversario della Carrarese, ricorda i mitici anni’80, quando con la maglia azzurra fu protagonista di grandi stagioni, arrivando a sfiorare la promozione in serie B.
Remondina parte dalla sua Feralpi: «Siamo invischiati nella lotta salvezza. Attendiamo queste ultime quattro sfide che per noi diventano decisive. Domenica affronteremo la Carrarese. Una squadra a tre punti dai playoff che finora è stata protagonista del campionato. Loro sicuramente avranno tutta la voglia e la forza per cercare di centrare questo obiettivo. Bisogna fare i complimenti alla società, alla squadra e al mister della Carrarese, perché all’inizio non sembrava che gli azzurri potessero entrare nella lotta playoff».
Ci parli della sua squadra. Come sta la Feralpi Salò?
«Fino a poco tempo fa, il nostro obiettivo era di evitare l’ultima posizione. Poi la vittoria sul Lanciano ci ha rilanciati. Ora siamo in corsa per evitare i playout. In questi giorni cercheremo di recuperare gli infortunati Turato e Muwana».
Invece nella Carrarese mancheranno sicuramente gli squalificati Orlandi e Corrent.
«Conosco bene Corrent, avendolo allenato a Verona. Un giocatore carismatico, di personalità e che tra l’altro all’andata contro di noi segnò un grande gol da fuori area. Non ci affronteremo in campo, ma se avrò l’occasione prima della partita lo saluterò molto volentieri».
Lei a Carrara è ancora di casa, visto che passa l’estate a Marina.
«Quando finisce la scuola, la mia famiglia si trasferisce a Marina. Mia moglie è di Carrara e i miei figli tifano Carrarese. Il maschio ha 19 anni e la femmina ne ha 22. Noi abitiamo a Brescia, però la Carrarese è sempre stata nei loro cuori da quando erano ragazzini. Quando possono la vanno a vedere. L’anno scorso sono venuti per il ritorno della finale playoff e mi hanno raccontato della sfilata che i tifosi avevano fatto per la promozione».
Erano tanti anni che qui a Carrara non si vinceva più niente e nella gente c’era una grande voglia di festeggiare.
«Ecco perché bisogna fare i complimenti alla società ai giocatori e all’allenatore. Sono riusciti a ricreare l’entusiasmo che non si respirava a Carrara da almeno vent’anni. Ora la squadra si trova nei primi posti della C1 con la possibilità di giocarsi la B».
Bisogna tornare agli anni ’80, quando a Carrara giocava lei.
«Tra l’ 80 e l’ 85 sfiorammo veramente la serie B. Ci andammo vicini vicini nell’ 82-83, quando arrivammo terzi, miglior piazzamento di tutti i tempi della Carrarese in C1. Giocavamo bene, c’era entusiasmo e ci seguiva tantissima gente. Mi ricordo quando giocammo contro il Milan nell’inaugurazione dell’impianto di illuminazione. A vederci c’erano 17-18 mila persone. La gente spuntava da tutte le parti».
In panchina sedeva un certo Corrado Orrico.
«Semplicemente lui aveva precorso i tempi. La sua metodologia ed i suoi sistemi di gioco sono ancora attuali ed applicabili nonostante siano passati più di vent’anni. Lui fu tra i primi ad applicare un certo calcio con pressing, difesa alta, fuorigioco, raddoppi di marcatura. Tanti concetti tattici che prima non si conoscevano».
Senza dimenticare la mitica “gabbia” di Luni.
«La “gabbia” era una cosa troppo bella. Quando andavi lì dentro dovevi affrontare duelli individuali, uno contro uno, due contro due o tre contro tre. Era come scendere nell’arena dei gladiatori. Quando pioveva e si formava lo strato di fango, finivi le partitelle esausto. Però c’era grande divertimento. La finalità era quella di accrescere la capacità di pressione, recuperare la palla persa, giocare nello stretto, avere sempre la palla in gioco. Non c’erano mai tempi morti senza respiro e non si doveva mollare mai. Finché la palla non era in rete, non si usciva».
Anche la “gabbia” quindi aveva il marchio di fabbrica di Orrico?
«Certamente. È una cosa conclamata. La “gabbia” è abbinata al suo nome, ma Orrico, ripeto, era anche altro. Lui era avanti 10-15 anni rispetto a tutti gli altri allenatori. Il mio unico disappunto è che non sia riuscito a dimostrare il suo valore a livello di grandi squadre, come ha fatto Sacchi al Milan».
Di quell’Orrico lei da allenatore cosa si porta dietro?
«La dottrina del lavoro, il metodo di allenamento e la disciplina. Queste sono le cose più importanti, perché Orrico aveva un metodo di lavoro particolare, tutto suo».
Tanto amarcord dunque, per l’allora biondo e amatissimo giocatore della Carrarese, squadra molto seguita in quegli anni mitici quando non era raro vedere il pienone allo stadio dei Marmi.
Gradinata Baffo. Anche domenica il gruppo riproporrà l’iniziativa “Alunni allo stadio” con la collaborazione dell’assessorato alla cultura di Carrara. Inoltre fino a venerdì 20 aprile rimarranno aperte le iscrizioni per il pullman che seguirà la Carrarese in Alto Adige il 25 aprile. La quota per un posto è di 45 euro. Per ulteriori informazioni chiamare il 366 5456689.
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