Proteste
Franco Guerra, un calcio da libro Cuore
Ha settantanove anni, un mare di aneddoti da raccontare e tanta voglia di insegnare a giocare alle nuove generazioni
di Aldo Antola
MASSA
Questa è una storia alla Edmondo De Amicis, l’autore del libro Cuore: un signore nato diversi anni prima dell’ultimo conflitto, ed anzi molto vicino anche al primo, che continua ad insegnare calcio e regole di vita ai ragazzini dei primi calci, e lo fa con un’educazione e dei principi che dovrebbero essere da esempio per tanti tecnici che chiedono ai ragazzi prima di tutto la vittoria, senza badare ai mezzi per ottenerla. E per questo è amato da ragazzi e genitori di diverse generazioni.
Un simbolo. È uno dei simboli del calcio sopravvissuto a due periodi speciali, prima e dopo l’ultima guerra, della ricostruzione e del miracolo economico. Franco Guerra, settantanovenne, quasi un secolo dedicato al calcio puro come atleta e poi a tramandare insegnamenti ai giovani, ai ragazzini come sta facendo ancora. Come detto nasce nel quartiere Cervara-Stazione di Massa negli anni fra il Trenta ed il Quaranta (non precisa per lasciare un po’ di suspance) e naturalmente i primi calci al pallone o a qualcosa che gli assomigli vengono dati nelle strade polverose del tempo, poi la guerra, la sosta e subito dopo riprende col calcio.
La Garibaldina. La passione è tanta e la prima squadra è la Garibaldina (1945-46), poi la Fulgor e quindi passa agli Aquilotti di Renato Buzzoni che successivamente porterà i migliori, compreso Guerra, alla rinascente Massese. Arriva a debuttare in prima squadra a 18 anni con l’esordio ad Albenga in IV serie, poi il servizio militare e qui gioca con la Oriolese, di Roma. Quando torna è ancora giovane e viene conteso fra la prima squadra e la formazione Riserve (la Berretti attuale), sono gli anni dei vari Balloni, Rebughini, Arrighi, Francesconi ecc. Dopo la retrocessione in Promozione il tecnico Carlo Gallo lo porta con se al San Frediano, dove vince il premio come miglior difensore, sul finire del campionato la Fiorentina si interessa a lui ma un infortunio serio alla caviglia fra tramontare la trattativa.
Il Lecce. In estate lo convoca in prova il Lecce dove gioca i derby in amichevole con il Bari e il Barletta ma nello stesso tempo arriva una richiesta da Pontedera con la promessa anche di un posto di lavoro alla Piaggio a fine carriera. Aveva già 28 anni e quella era una possibilità che poteva non tornare, visti i tempi. Calcio e lavoro sono però sempre due strade che per lui non coincidono. Accetta. Resta a Pontedera quattro stagioni. Poi gli arriva una nuova richiesta dall’Aullese collegata ad una proposta di lavoro al Cantiere Navale. E’ sempre più vicino a Massa ed accetta questa proposta. Guerra è un difensore centrale (a quel tempo si chiamava centromediano) possente, fisico statuario e difficile da superare perciò tante sono le richieste a questi livelli.
Fine carriera. A fine carriera poi il Cantiere navale sarà il suo posto di lavoro definitivo. Nel frattempo continua a giocare per passione. Qualche stagione anche con il Marina di Massa (allora era una grande società e squadra) in Promozione con i vari Grandini, Del Buono e molto accesi i derby, specialmente fra il Marina di Massa, la Carrarese e la Sarzanese. Termina l’attività di calciatore con la nascente Due Galli e con lui a fare da chioccia agli emergenti Discepoli, Pardini, Tonarelli Antonioli .
Una sola espulsione. Moltissimi gli aneddoti di quei tempi storici vissuti da Franco. È sempre stato correttissimo e racconta ancora con dispiacere la sua unica espulsione. «Un fatto che non ho mai dimenticato — confessa Guerra - durante la partita San Frediano (la mia squadra) — Larderello il centravanti mi insultò molto pesantemente, lo colpii d’istinto con un pugno e l’arbitro (era Cardelli di Carrara, che conoscevo) mi si avvicinò e mi disse: Franco so che hai ragione ma devo mandarti fuori. Naturalmente non obiettai nulla».
Quel 7 a 0. Guerra continua nei suoi ricordi. «Una esperienza dolorosa fu una sconfitta per 7-0 all’Ardenza, la notte non riuscii a dormire nemmeno un mi.
I suoi campioni. Ora la vita per Franco Guerra è serena, in mezzo a quei piccoli atleti (lui ha sempre i più piccoli). Quando gli sono attorno ad aspettare suggerimenti viene in mente la chioccia coi Pulcini. Sarà proprio per questo che questa categoria si chiama Pulcini? Certo che il calcio di Guerra è quello più vero, quello che ha fatto innamorare generazioni e generazioni che sono cresciuti con il mito del pallone. Quelle figurine che si sono sbiadite nel tempo, così come il fascino di uno sport che ormai è fatto solo di business, televisioni e poco altro. ecco perché con persone come lui è bello tuffarsi nel passato.
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