Il dolore
Il rebus del modulo più adatto
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La festa degli azzurri dopo il gol di Merini Il punto tecnico: come dosare al meglio le forze
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CARRARA. Sette playout e tre retrocessioni in dodici anni: un record negativo che avrebbe ammazzato qualsiasi piazza calcistica, evidentemente qui la passione e il tifo sono qualcosa di speciale. Da quando sono stati istituiti nel 93-94, mai la Carrarese era arrivata ai playoff, e quindi all'ambiente manca l'esperienza (ma per fortuna, non al mister) su come affrontare queste particolari doppie sfide. Prima considerazione: ha avuto ragione chi invitava a non sottovalutare il San Marino, gli spareggi azzerano tutto. Il nodo è adesso come affrontare la prossima sfida casalinga: il risultato è sì tranquillizzante (la Carrarese, lo ricordiamo, può anche perdere con un gol di scarto a prescindere dal risultato, anche 8-9 e passa lo stesso, i gol in trasferta non valgono doppio), ma non permette di prendere l'impegno in totale tranquillità. Basta poco, e se per caso si va sotto, poi diventa tutto più difficile soprattutto sul piano nervoso. La Carrarese "vecchio stile" lo sa bene, per due volte con Castel San Pietro e Rieti, ai playout, ha rischiato l'osso del collo. Per non parlare di quanto avvenne con l'Arezzo, anche se la partita più vergognosa della storia moderna degli azzurri ha probabilmente avuto altre genesi. Il dilemma è sostanzialmente legato alla gestione dei cartellini e all'utilizzo di giocatori più freschi: Monaco si è trovato privo di tre potenziali rincalzi come Buono, Duravia e Donati, e la contemporanea indisponibilità di Orlandi e, parziale, di Cori. Per fortuna, la rosa allestita dal mago del mercato Nelso Ricci è ricca e competitiva, ma certo, rinunciare a cinque giocatori non è mai facile. Bisogna in sostanza capire se per domenica conviene impostare inizialmente una gara più accorta, con un centrocampista puro in più - come a Bellaria, per intendersi - oppure insistere nel 4-4-2 "marchio di fabbrica" che ha caratterizzato l'annata eccezionale. A nostro avviso, molto dipende anche dagli interpreti e dalle loro condizioni di forma: per essere chiari, il Vigiani attuale non riesce a reggere il ruolo di esterno destro come serve alla causa azzurra. A parte il fatto che l'impegno del giocatore è stato massimo, fa però impressione che a questo punto della stagione sia stato colpito da crampi. Probabilmente, Vigiani è più utile o come seconda punta o come trequartista centrale in un 4-2-3-1. Altrimenti, fa fatica a rincorrere l'avversario diretto, e mette in sofferenza la squadra che deve sopperire alle discese dell'esterno di competenza. Domenica a San Marino la forma così così di Vigiani si è sommata alla giornata storta di Gaeta e a quella poco brillante di Pera: nonostante questo, il fatto di aver chiuso con un successo testimonia la forza oggettiva, anche morale e caratteriale, di un gruppo straordinario, compatto, che trova sempre le risorse per superare le difficoltà, come accaduto nella ripresa quando il San Marino attaccava a pieno organico. Insomma, sia per la semifinale di ritorno che poi, soprattutto - se tutto andrà per il meglio - per la finale di andata, bisognerà valutare al meglio tutte le variabili legate allo schieramento ottimale per sfruttare al meglio le energie psico-fisiche. 4-4-2 o un modulo più coperto, tipo 4-3-1-2 o 4-5-1? Monaco ha dimostrato in questa stagione particolare, partita tardi per gli azzurri ma poi foriera di moltissimi successi, di saper gestire al meglio il gruppo e le potenzialità dei suoi giocatori. Non si portano certo per caso due giocatori in doppia cifra (21 Gaeta, 10 Cori): merito dei bomber, certo, ma merito anche di chi mette la squadra in condizione di valorizzare le potenzialità dei suoi attaccanti. La Carrarese ha il miglior attacco e la seconda difesa dopo il Carpi. Una riflessione su come dosare le forze in questo rush finale sarà sicuramente nell'agenda del mister. M.B.
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